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Fiscal compact, si profila scontro Renzi-Ue

Renzi ipotizza di abbassare le tasse e che l'Italia voterà il Bilancio Ue "in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%"

ROMA – “Aiutare i migranti a casa loro”? E’ un principio di buon senso. Abbassare le tasse? Non è un principio di destra. E così via. Fino allo scontro con le Istituzioni europee e le loro “regole” come il Fiscal Compact che altro non è che un Accordo sottoscritto preticamente all’unanimità dagli Stati Membri che si impegnano a ridurre il debito pubblico, contenere il disavanzo pubblico e puntare al pareggio di bilancio. In Italia venne votato ai tempi delle larghe intese del governo Monti, dal Pd a Fi.

Nel suo libro, in uscita mercoledì, Renzi di fatto presenta un programma elettorale che prevede il superamento del Fiscal Compact, il ritorno per 5 anni ai parametri di Maastricht con il deficit al 2,9%: il Bel Paese continuerebbe a lavorare per ridurre il debito pubblico monstre “in cambio del via libera al ritorno per almeno cinque anni ai criteri di Maastricht con il deficit al 2,9%”… se i Paesi Ue continuano a non farsi carico collagialmente dei migranti, veto dell’Italia al prossimo Bilancio Ue. Tra le altre parole d’ordine di questa pre-campagna elettorale c’è l’abbassamento delle tasse.

Sul Fiscal Compact il premier Gentiloni ha intenzione di farà sentire la sua voce nei prossimi mesi in sede europea. La sospensione dell’accordo per un ritorno a Maastricht “permetterà – scrive Renzi – al nostro paese di avere a disposizione una cifra di almeno 30 miliardi di euro per i prossimi cinque anni per ridurre le tasse a famiglie, piccoli imprenditori e a chi non ce la fa”.

Come sull’aiutare i migranti a casa loro, così l’abbassamento delle tasse ha suscitato forti reazioni nella sinistra. Pierluigi Bersani ha commentato: “Cinque anni di riduzione delle tasse in deficit. Se è così, si tratta dell’eterna e fallimentare ricetta di tutte le destre del mondo”.