Quantcast

Chiusura punti-nascite, Lega, Torri e Prodi: “Sbagliato”

La consigliera regionale ribadisce che il servizio di Castelnovo Monti va difeso: «Niente scatti in avanti. Le riorganizzazioni vanno concordate con gli enti locali»

CASTELNOVO MONTI (Reggio Emilia) – “I punti nascita sono un servizio da garantire a qualunque costo, per questo la chiusura estiva annunciata dall’Ausl è una decisione sbagliata”. Lo afferma senza giri di parole Silvia Prodi, capogruppo Articolo Uno-Mdp nella assemblea legislativa della Regione, dopo aver appreso della programmata chiusura a rotazione delle Ostetricie degli ospedali di Montecchio, Scandiano e Castelnovo Monti. La notizia è stata diffusa nel pomeriggio di Lunedì 3 luglio dalle direzioni di Ausl e Santa Maria Nuova, dopo aver concordato la decisione con la Regione e motivandola fondamentalmente con la carenza estiva di personale. A parere della consigliera regionale “l’emergenza in atto viene definita “contingente”, ma si tratta di un provvedimento senza precedenti nella storia della sanità del nostro territorio, che va a confermare tutte le preoccupazioni sul futuro del punto nascita dell’ospedale Sant’Anna di Castelnovo Monti”.
La Regione, afferma la Prodi,  si è impegnata a garantire il mantenimento dei servizi sanitari legati alla nascita e la sicurezza delle prestazioni erogate, mettendo i territori realmente al centro del dibattito. Qualsiasi tipo di riorganizzazione quindi è inconcepibile senza un confronto e un accordo con gli enti locali. A maggior ragione, poiché all’orizzonte c’è la prospettiva di un polo ospedaliero come il Mire, non si comprende il senso di avviare processi di riorganizzazione che sembrano più la forzatura di un processo anziché una risposta ai problemi di carenza di organico, per cui invece servirebbe un piano occupazionale all’altezza dei fabbisogni”.

Per quanto riguarda il punto nascita di Castelnovo Monti, Prodi ribadisce il suo impegno a sostenere “le istanze delle comunità e degli enti locali nella definizione dei contenuti del Piano di riorganizzazione della rete ospedaliera regionale. Il punto nascite di Castelnovo Monti è un presidio fondamentale per un territorio disagiato come quello dell’Appennino reggiano: copre un’area vastissima, con località e frazioni che distano anche 70 km – un’ora e 40 di percorrenza in condizioni climatiche favorevoli – da Reggio Emilia. Il percorso di riordino della rete ospedaliera regionale non deve privare del servizio la popolazione della montagna reggiana, ma garantire competenze professionali, sicurezza e prestazioni di qualità, al di là delle criticità legate al territorio e al contesto demografico”.

Le preoccupazioni dei professionisti derivano da diversi ordini di motivi, ma il principale e’ il deficit di organico, richiesto a sua volta da un innalzamento degli standard di sicurezza previsti, non sufficiente a “coprire” in modo adeguato tutti e cinque i punti nascita provinciali. “Abbiamo fatto bandi in quantita’ industriale- spiega Nicolini- ma sono andati deserti”. Ogni parto, “ha una percentuale minima di rischio: occorre che in tutte le strutture sia sempre presente un team di professionisti con specifiche competenze e formato a lavorare insieme”, aggiunge Gargano. Considerato poi il numero di parti negli ospedali decentrati, da anni in calo, cinque punti nascita vengono considerati troppi. “Non ce li possiamo piu’ permettere”, aggiunge Gargano, mentre Nicolini osserva: “Ne abbiamo piu’ di Bologna che ha il doppio degli abitanti e il doppio dei parti. In alcune strutture ci sono molti piu’ professionisti che bambini da seguire. Una decisione su questo problema strutturale va presa.
Noi l’abbiamo fatto e andremo fino in fondo”. Il direttore dell’Ausl reggiana passa poi al contrattacco contro “tutti quei signori che oggi pontificano sulla sicurezza, che hanno tutti il diploma in organizzazione sanitaria e chiedono che i punti nascita restino aperti. E’ ora di finirla”. E ancora: “Qui c’e’ una partita che attiene la salute delle persone: o vi fidate del parere dei professionisti o di altri che non lo sono.
Non esigo rispetto per me, questo e’ gia’ venuto meno altre volte da parte non solo dei comitati ma anche di certa politica, ma lo esigo per i professionisti che ogni giorno lavorano per la sicurezza del parto e de neonati. Non vogliamo chiudere col morto”.
Insomma, chiarisce Nicolini, “io un documento dei professionisti che parla di rischio clinico non lo mettero’ mai in un cassetto perche’ se poi succede un evento avverso ne rispondi alla Procura della Repubblica e forse la tua assicurazione neanche ti copre. E quando qualcuno riceve un avviso di garanzia non e’ bello, ma i politici e i comitati non ci sono mai”. Per questo, conclude il direttore, “tra certa politica e certa opinione pubblica staro’ sempre con i professionisti”. Il direttore sanitario dell’Ausl Cristina Marchesi assicura: “Nei punti nascita che resteranno chiusi continueremo a garantire tutte le attivita’ di assistenza e monitroaggio che precedono e seguono l’evento parto”. Per quanto riguarda infine le partorienti dei tre punti nascita interessati dalla rior ganizzazione a cui vengono proposte come alternative altre strutture del territorio, il loro numero e’ stimato in circa una novantina.

Quando la commissione nascita regionale presentera’ il suo rapporto, che affronta questo problema non solo a Reggio Emilia ma in tutti i territori, noi attueremo quello che la commissione ci dice”. Lo annuncia Fausto Nicolini, direttore della nuova Azienda sanitaria di Reggio Emilia, a proposito della possibile chiusura dei punti nascita decentrati che in provincia non raggiungono il limite minimo previsto di 500 parti all’anno. “La commissione- chiosa Nicolini in risposta ai comitati che si battono per la sopravvivenza delle strutture- non e’ uno strumento creato ad hoc per il problema dei punti nascita di montagna, ma un organo tecnico consultivo formato dai migliori professionisti di questa regione che esiste da almeno 15 anni”. Dunque, conclude il direttore, “continuare a dire che sono una manica di manigoldi che non capiscono l’importanza dei punti nascita e’ davvero un dialogo tra sordi”.

Sulla stessa linea il consigliere regionale di Sinistra italiana Yuri Torri, per cui la decisione dell’Ausl “non e’ accettabile”. Per Torri, inoltre, “comitati ed enti locali andrebbero tenuti in maggiore considerazione”.

Secondo Gianluca Vinci, segretario della Lega nord, “la Regione a guida Pd sta giocando con la salute di mamme e bambini” e sempre il Carroccio, ha depositato in Regione una risoluzione per impegnare il presidente e la giunta regionale a richiedere all’Ausl di Reggio Emilia la revoca del provvedimento di chiusura dei punti nascita.
“Questa decisione- commenta il consigliere Gabriele Delmonte che ha firmato l’atto- e’ un segnale di poca attenzione nei fronti della nostra gente e anche di scarsa lungimiranza politica da parte del centrosinistra”.