Aemilia, Vecchi e la Sergio: “Mai subito condizionamenti”

Il sindaco e l'ex dirigente all'urbanistica stamattina hanno deposto in aula: "Se avessimo subito minacce e pressioni, saremmo andati nelle sedi competenti a denunciarle"

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REGGIO EMILIA – “Mai subito pressioni o intimidazioni per condizionare le nostre decisioni. Se fosse accaduto saremmo andati nelle sedi competenti a denunciarle”. E’ questa, in sintesi, la risposta data oggi in tribunale al processo Aemilia da Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e da sua moglie, Maria Sergio, dirigente dell’urbanistica del Comune dal 2004 al 2014. Le deposizioni del primo cittadino e di sua moglie erano molto attese e si sono svolte stamattina.

La Sergio, rispondendo alla domanda se ha mai avuto ammiccamenti o se sia mai stata avvicinata da imprenditori cutresi o da soggetti in odor di mafia per ottenere vantaggi a loro favore, ha risposto: “No. Fra l’altro al di fuori del lavoro, per scelte di vita e percorsi individuali, non ho frequentazioni con cutresi. Sul lavoro non ho mai incontrato nessun imprenditore da sola, ma sempre con altri colleghi o con l’assessore. Escludo quindi forme di ingerenza”.

Le è poi stato chiesto se la ex dirigente ha mai avuto contatti diretti o indiretti con soggetti presunti ‘ndranghetsti arrestati o indagati nell’operazione Aemilia. Ha risposto la Sergio: “Per rispondere a questa domanda dovrei ricordarmi tutti i nomi”. Le è stato chiesto: “E tra i nomi che ha letto sui giornali?”. Ha risposto “C’è il tema della vicenda della casa e dell’imprenditore da cui l’ho comprata. L’unico che mi viene in mente è Francesco Macrì. Con altri soggetti non mi pare”.

Ha spiegato la Sergio, rispondendo alla domanda se è sempre stata alla larga dai cutresi: “No, non sono stata alla larga, ma con l’ingresso alle scuole superiori e all’università le mie frequentazioni non sono state più in quell’ambito. Non era facile incontrare le persone della comunità cutrese a ingegneria a Bologna. Negli ultimi vent’anni sono stata a Cutro solo due volte”.

Infine alla domanda se, secondo lei, la gran parte delle costruzioni a Reggio è stata realizzata da imprenditori cutresi, ha risposto: “I soggetti che intervengono nelle trasformazioni del territorio sono molti e, tra questi, c’erano anche imprenditori cutresi”

La deposizione di Vecchi
Prima di lei aveva deposto il marito, Luca Vecchi che alla domanda se era a conoscenza delle infiltrazioni mafiose del gruppo di Grande Aracri nell’edilizia a Reggio ha risposto: “Il sottoscritto non da oggi, ma da almeno una decina di anni a questa parte, ha preso consapevolezza e coscienza che c’era un problema serio di infiltrazioni ‘ndranghetiste rilevanti e storicamente inedito. Nel 2006 e 2007 abbiamo stipulato protocolli di intesa contro il caporalato e il lavoro nero nei cantieri. Nel 2008 fu dato al professor Ciconte il compito di un lavoro di ricerca. Nel 2011 c’è stata la sottoscrizione di protocolli di legalità. Negli ultimi dieci anni è cresciuto il livello di collaborazione interistituzionale su questo tema ed cresciuto il livello di collaborazione con Camera di commercio e sindacati. Aemilia ci ha fatto prendere coscienza del fonemoeno in modo approfodito. Nel 2016, poi, abbiamo stipulato un nuovo protocollo di legalità, ma il processo per arrivarci era iniziato nel settembre del 2014 prima di Aemilia. Poi c’è stato un piano anticorruzione del Comune con la formazione dei dipendenti pubblici e abbiamo continuato il lavoro nelle scuole. Se questo processo si tiene a Reggio, è perché ci siamo adoperati per farlo qui”.

E’ stato poi chiesto a Vecchi se nel Comune di Reggio ha mai riscontrato forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che abbiano compromesso la sua azione. Ha risposto: “No, se avessi avvertito pressioni o avessi avuto notizie di reato, mi sarei rivolto alle autorità competenti”. Il sindaco ha escluso anche che le cosche locali, per quanto di sua conoscenza, abbiano provato a condizionare le elezioni a Reggio e ha detto che non ha mai avverito fenomeni del genere di “scambio di voti”.

Vecchi ha anche escluso che da parte delle cosche locali vi siano state pressioni per cambiare il piano regolatore. Alla domanda su quali fossero i rapporti con la comunità cutrese e le istituzioni, ha infine risposto: “Sono sindaco da tre anni. Per me c’è una sola comunità e sono tutti cittadini della città del Tricolore. Poi è vero che la comunità calabrese si è configurata come una comunità nella comunità. Lo dico con grande rispetto e lo dico perché spesso i fenomeni di migrazione configurano queste situazione. Ma non ha mai avuto modalità di rappresentanza e forme organizzate”.

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