Sicurezza in zona stazione, Grasselli: “Serve il poliziotto di quartiere”

In via Turri ci sono due presidi, di polizia municipale e polizia di Stato, spesso chiusi. Il Silp-Cgil: "Non riusciamo a tenerlo aperto, carenze d'organico"

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REGGIO EMILIA – “Vedo spesso forze dell’ordine davanti alla stazione o che girano in auto, ma questa zona ha bisogno di un passaggio a piedi di poliziotti di quartiere. Se vai poco più in là, verso la via Emilia, trovi la polizia municipale sotto i portici di San Pietro, ma non passano mai a piedi in via Sani, al parco delle Paulonie o in via Turri”. Il giorno dopo l’aggressione e il ferimento del commerciante cinese ad opera di tre immigrati tunisini in via Turri, interviene Corrado Grasselli, portavoce della rete dei sette comitati che lunedì scorso hanno organizzato la fiaccolata di protesta contro il problema della sicurezza in zona stazione.

Ieri mattina siamo stati in zona. A poche decine di metri di distanza da dove è avvenuta la aggressione, al numero 25 di via Turri, ci sono un ufficio della polizia di Stato e della polizia municipale, entrambi chiusi. Su quello della polizia non è indicato quando è aperto, mentre su quello dei vigili è affisso un foglio in cui si legge: “Gli operatori sono sul territorio tutti i giorni dalle 7,30 alle 19,30. Il presidio non è aperto al pubblico. Per contattare la polizia municipale, telefonare alla centrale operativa 0522/4000 lasciando il numero di telefono e sarete contattati”.

Insomma gli operatori sarebbero sul territorio, anche se Grasselli sostiene di non vederli mai e comunque se uno ha bisogno deve chiamare la Municipale. Il presidio della polizia di Stato era stato aperto, lo ricordiamo, il 10 giugno del 2013 alla presenza dell’allora sindaco Graziano Delrio. Si legge nelle cronache dell’epoca: “Negli uffici, che resteranno aperti dalle 8 alle 20, lavoreranno due coppie di operatori, mentre sulle strade di via Turri e limitrofe ci sarà una pattuglia di prossimità. Il cittadino ha la possibilità di segnalare qualsiasi genere di problema, scrivendo in forma di esposto o chiamando il numero 0522-458461. Ogni settimana ci sarà un apposito tavolo tecnico nel quale gli ispettori coordineranno l’attività di gestione delle chiamate. Successivamente, gli interventi verranno smistati agli agenti dei due enti secondo un criterio di approccio graduale a seconda della gravità del problema stesso e comunque solo quando l’attività di mediazione non sia andata a buon fine”.

Oggi, sicuramente anche per colpa delle sempre maggiori ristrettezze economiche e carenza d’organico delle forze dell’ordine, tutto questo sembra decisamente superato e i due presidi di Municipale e polizia di Stato sono diventati poco più di una simbolica presenza. Grasselli conosce le difficoltà che incontrano le forze dell’ordine e non ci tiene a fare polemica.

Spiega: “La polizia municipale la vedo per lo più la mattina, in quell’ufficio, per svolgere dei servizi amministrativi e poi, se uno ha bisogno, c’è il cartello che dice di rivolgersi alla sede centrale. La polizia lo sappiamo che è poco presente in quella sede, perché il questore è sempre stato molto chiaro con noi e ci ha detto che fanno uno sforzo tremendo per tenerlo in vita. Tuttavia noi, della polizia, non possiamo che parlare bene perché, quando li chiamiamo, arrivano subito. Che siano lì o meno cambia poco, a mio parere. A noi serve più un servizio di forze dell’ordine a piedi che camminano per il quartiere”.

Il presidio della polizia chiuso in via Turri

Il presidio della polizia chiuso in via Turri

Grasselli sostiene che vede spesso forze dell’ordine davanti alla stazione, ma aggiunge: “Il problema è che la maggior parte degli episodi delittuosi non avvengono in piazzale Marconi o viale IV Novembre. E’ la parte a est che è sotto scacco fra via Turri e via Vecchi. E’ un po’ che chiediamo che torni il poliziotto di quartiere in quelle zone. Al parco delle Paulonie, per esempio, unica zona verde in quest’area, succede di tutto e nessuno ci porta più i bambini. E’ in mano alla criminalità organizzata”.

Emanuele Biondi, segretario del Silp-Cgil, dice a Reggio Sera: “Lì c’era un presidio coperto da poliziotti di quartiere che, durante il giorno, stavano lì e lavoravano nel presidio di via Turri. Adesso vengono impiegati in altre attività. Diciamo che esiste ancora, ma viene utilizzato poco”. E il poliziotto di quartiere? Risponde Biondi: “Fa un’attività diversa rispetto a quella di prima quando faceva vedere la sua presenza sul territorio. Diciamo che oggi copre i turni delle volanti e svolge un’attività di controllo del territorio, ma in maniera diversa. Di fatto, oramai, non esiste più con il ruolo di allora. E’ un problema di organico. Prima c’erano sei poliziotti di quartiere che assicuravano la turnazione mattina e pomeriggio e si dividevano le zone con i carabinieri”.

 

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