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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

“Richiedenti asilo, concentriamoci su qualità accoglienza”

L'assessore Foracchia: "A Reggio, anche per lo sforzo fatto finora, non dobbiamo creare altre concentrazioni all'interno di alberghi o container limitando il numero degli arrivi"

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REGGIO EMILIA – “Oggi si celebra il 2 giugno: festeggiamo la Repubblica e la sua Costituzione. Vorrei sottolineare in questa giornata l’articolo 10 della nostra Carta Costituzionale (già richiamato in più comunicati che nei giorni scorsi sono stati inviati): “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge”. E’ da qui che dovremmo partire, e dal collegamento con l’articolo 2 della Costituzione, perchè: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”.

Reggio Emilia si sta impegnando a dare un’interpretazione concreta a questi articoli, cercando di trovare una propria strada all’accoglienza e alla solidarietà. Un percorso faticoso che è composto da una creazione quotidiana di alleanza e partnenariati per gestire l’importante presenza a Reggio dei richiedenti di protezione internazionale. Un impegno che vede coinvolti tutti i cittadini, le istitituzioni, i soggetti gestori e le associazioni reggiane. Siamo ai primi posti a livello regionale per strutture attivate (questo significa che in genere, sul territorio, le persone siano distribuite in piccoli nuclei abitativi evitando sovraffollamenti).

Sono molte le persone impegnate quotidianamente e costantemente nella solidarietà politica, economica e sociale, penso a tutti i volontari e collaboratori che lavorano con la rete di insegnamento della lingua italiana, che garantiscono a tutte le persone l’accesso alla scuola e ai processi di alfabetizzazione alla lingua italiana. A settembre questi luoghi della cultura e della solidarietà si apriranno alla città, per cercare di rendere visibile l’importante lavoro prodotto dalla e per la nostra comunità.

Nelle prossime settimane presenteremo un progetto di cittadinanza con l’associazionismo per costruire percorsi strutturati di inserimento sociale dei richiedenti asilo, attraverso la creazione di offerte che possano garantire una piena conoscenza delle regole e del territorio. La nostra comunità sta già facendo sperimentazioni positive, penso all’esperienza avviata dal Comitato di via Roma e Parco Santa Maria con i richiedenti asilo che risiedono nel quartiere, o all’accoglienza garantita dal territorio di Massenzatico ed il lavoro sulla lingua svolto dal centro di lettura. Gli abitanti dei quartieri sono in prima fila con l’Amministrazione per cercare di trasformare le difficoltà dell’accoglienza in risorse per la comunità.

Reggio Emilia ha la forza per diventare un buon esempio di accoglienza e collaborazione tra cittadinanza, associazionismo e istituzioni. Sappiamo che i numeri non sono bassi, che insieme ad altre grandi città, siamo in prima linea in questa sfida. La proporzione di richiedenti protezione ha superato il 6xmille, in questo senso come amministrazione ribadiamo nei tavoli istituzionali che il nostro territorio oggi deve concentrarsi sulla qualità dell’accoglienza, limitando il numero dei nuovi arrivi. La nostra posizione è chiara: a Reggio, anche per lo sforzo fatto finora, non dobbiamo creare altre concentrazioni all’interno di alberghi o container. Grazie alla collaborazione dei reggiani, qui si è costruita un’accoglienza diffusa, oggi dobbiamo concentrarci – con la collaborazione di tutti – a risolvere i problemi che la gestione di fenomeni emergenziali inevitabilmente produce.

Anche se non è facilmente intelligibile, lo sforzo fatto dall’Amministrazione è anche all’interno dei tavoli Inter-istituzionali, a Reggio non si aprono hub regionali, non siamo arrivati al posizionamento di container, si lavora su lingua e analfabetismo, si costruiscono alleanze con le comunità straniere per parlare di progetti a cavallo tra Reggio e Africa e ragionare di rientro nei paesi di origine, abbiamo accolto per primi il protocollo regionale sul volontariato per i richiedenti protezione internazionale.

Un impegno difficilmente visibile e misurabile, che rischia di passare inosservato e di essere denigrato dai toni che ha assunto la manifestazione convocata per il 12 giugno. Le stesse smentite che gli organizzatori hanno ritenuto necessario fare provano che il messaggio passato è comunque negativo, costringendo gli organizzatori a ribadire che la fiaccolata non è contro l’accoglienza o contro il diritto di fuggire da contesti che mettono a rischio la vita delle persone. A questo messaggio, forse se ne è associato un altro, marcatamente politicizzato: quello di scagliarsi contro l’amministrazione comunale “per non avere disciplinato o gestito il fenomeno, portandolo ad avere cifre così rilevanti di incidenza per numero di abitanti”.

Sia ben chiaro, non vogliamo sfuggire alle nostre responsabilità, ma purtroppo ad oggi le Amministrazioni comunali possono ben poco rispetto ai piani di riparto definiti dal Ministero dell’Interno e gestito direttamente dalle Prefetture con gli enti gestori dell’accoglienza. In questo senso stiamo facendo sentire la nostra voce a livello nazionale al fine da dare più strumenti agli enti locali per contribuire fattivamente all’accoglienza che vede la promozione di nuove politiche (insegnamento della lingua italiana, inserimento sociale, affiancamento agli enti gestori che sono impegnati nella gestione quotidiana dell’accoglienza).

Non vogliamo nascondere i problemi, non vogliamo negare che è necessario potenziare gli interventi per contrastare il disagio in cui si trovano a vivere le famiglie che possono avere vicini di casa che hanno abitudini e culture diverse, e i cui vissuti possono anche aver causato traumi che vanno curati. E’ necessario formare una rete più solida, in cui istituzioni, enti gestori e cittadini siano in maggiore sintonia, in cui si possano formare nuove e più forti alleanze di territorio.

E’ complicata ma credo che questa sfida può essere vinta, serve l’impegno e la volontà di tutta la città, come Amministrazione stiamo cercando di fare il possibile per costruire un nuovo sistema di accoglienza e inserimento, cercando di percorrere strade per trasformare l’urgenza di oggi in risorsa. In questo la fiaccolata del 12 giugno – anche se probabilmente non era volontà degli organizzatori – rischia di non riconoscere lo sforzo collettivo che è in atto e trasformare l’accoglienza in una mera diatriba sulla distribuzione numerica. Ho potuto confrontarmi più volte con il lavoro quotidiano fatto dagli abitanti di via Roma e da altri cittadini in questi mesi, e sono certa che loro stessi – e tanti altri reggiani impegnati nell’accoglienza sia formalmente che informalmente – non si ritrovano con alcune dichiarazioni xenofobe e discriminatorie, di chi (senza rivelarlo) non riconosce l’articolo 10 della nostra Costituzione.

Il problema è che queste voci – che rinnegano la possibilità di trasformare l’urgenza in risorsa – fanno più rumore, vengono rese più evidenti, rispetto quelle silenziosamente impegnate – giorno dopo giorno – nella formazione, nella solidarietà, nell’accoglienza, nell’inclusione sociale ed economica. Può essere una semplificazione, ma Reggio per la sua storia oggi di fronte al paese è fortemente posizionata nella richiesta dei diritti di cittadinanza, nell’accoglienza, nei percorsi di partecipazione e inclusione.

Credo che la linea espressa dalle associazioni che compongono la rete Diritto di Parola (impegnate nei processi di alfabetizzazione linguistica) sia quella giusta: è giunto il momento di aprire un dibattito cittadino vero in cui discutere delle politiche migratorie e di accoglienza senza la paura di conflitti, coinvolgendo gli attori del territorio – in primis la Rete e le tantissime realtà impegnate “dal basso” ad accogliere. Questo dibattito – fino ad oggi – è rimasto sottotraccia e non viene rappresentato. E’ una fitta rete di realtà, formali e non, che arricchiscono il nostro territorio e ci rendono orgogliosi di essere reggiani.

L’invito è quello di provare a non parlare solo di numeri ma anche di metodologie: sul come accogliere i richiedenti asilo, tenendo conto dell’impatto sociale sulla città, e di quali progettualità condivise possono essere messe in campo. Sul come risolvere i problemi della convivenza, sul come informare e coinvolgere gli abitanti dei quartieri nei processi di accoglienza, credo che una parte dei comitati richiedano questo e non si ritrovano in chi oramai ha chiamato a manifestare “contro i rifugiati”.

Non ci sono manuali già scritti, perchè ci stiamo misurando per la prima volta con un fenomeno di queste proporzioni. Per questo auspico un maggiore coinvolgimento della società civile nella programmazione, a monte di attività idonee all’accoglienza. Gli operatori sul campo lo sanno e lo ribadiscono a ogni incontro, la sfida a cui siamo chiamati è quello di capire come investire sulle persone che arrivano qui – sfuggendo guerre, privazioni di diritti, persecuzioni, fame – affinchè possano in futuro essere parte integrante di un tessuto sociale attivo e solidale, come quello della nostra città”.

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