Aemilia, scontro Brescia-pm su lettera a Vecchi

Imputato attacca il legale del sindaco di Reggio, ma il Pm dice: "I fatti sono andati in maniera diversa"

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REGGIO EMILIA – E’ stata a tratti concitata l’udienza di ieri pomeriggio del processo Aemilia in corso a Reggio, in cui e’ stato interrogato l’imputato Pasquale Brescia. Lo stesso imprenditore, alla sbarra anche nel processo Aemilia bis di Bologna per la lettera con minacce inviata al sindaco Luca Vecchi, ha fatto ieri proprio riferimento a quell’episodio dell’1 febbraio del 2016. Brescia, parlando delle discriminazioni contro la comunita’ calabrese di Reggio ha attaccato il difensore del sindaco, che in Aemilia bis e’ parte civile.

Secondo l’imputato “ieri ha detto una frase che mi turba ancora continuando con le discriminazioni: ha detto che l’unica colpa di Vecchi e’ che aveva sposato una donna calabrese (l’ex dirigente all’Urbanistica di piazza Prampolini Maria Sergio, oggi dirigente nello stesso settore del Comune di Modena, ndr). E se era siciliana o campana? Cos’e’ un delitto?”, si infervora Brescia.

All’imputato ribatte il Pm Beatrice Ronchi: “A parte che si tratta di un altro processo, i fatti riportati dall’imputato sono andati in altra maniera: l’avvocato delle parte civile ha fatto tutt’altro percorso logico con tutt’altro significato. In questa sede sono riportati fatti non precisi”. A riportare l’ordine e’ allora il presidente della corte Francesco Caruso: “La chiudiamo subito qui”. Per la lettera minacciosa e’ stata chiesta per Brescia una condanna a tre anni e quattro mesi, mentre ieri il sindaco ha avanzato una richiesta di risarcimento per 80.000 euro.

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