Omicidio a Fabbrico, in manette l’amico del cuore della vittima

Giovane pakistano “punito” per le nozze non combinate con l’amata connazionale. I militari hanno arrestato un connazionale 45enne

FABBRICO (Reggio Emilia) – Massacrato a coltellate la stessa sera della programmata fuga con l’amata nella notte di San Valentino del 2014. A tendere la trappola, che ha portato alla terribile morte il 22enne Ahmed Waqas, è stato l’amico del cuore, segretamente innamorato di lui che, fino a pochi giorni prima, lo aveva aiutato in quella relazione, impossibile per le usanze della comunità pakistana, che i familiari della ragazza mai avrebbero accettato.

Un matrimonio che non si doveva concludere quello con la ragazza che era già stata data in sposa a qualcun altro e, d’altronde, lo stesso Ahmed era scappato dal Pakistan perché i suoi genitori volevano farlo sposare con una giovane che lui non voleva. Aveva raggiunto l’Italia e viveva da uno zio. Poi l’innamoramento con una ragazza, all’epoca minorenne, che ora è tornata in Pakistan, che, a sua volta, era stata promessa in sposa a qualcun altro. Una storia d’amore finita tragicamente. Con il barbaro assassinio di Ahmed e l’amaro ritorno in patria della giovane.

A tradire Ahmed, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il 45enne Mustafa Ghulam, che fra l’altro è parente della ragazza e che avrebbe dato appuntamento all’amico davanti alla parrocchia di Santa Maria Assunta di Fabbrico, la sera di San Valentino del 2014 e poi lo avrebbe consegnato ai suoi carnefici che devono ancora essere identificati.

Questo il risultato di tre anni di complesse indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo, coordinati dal sostituto procuratore Giacomo Forte, che ha richiesto ed ottenuto dal Gip Angela Baraldi un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del cittadino straniero arrestato.

A sinistra la vittima e a destra l'arrestato

A sinistra la vittima, Ahmed Waqas e a destra l’arrestato, Mustafa Ghulam

Mustafa Ghulam, 45 anni, domiciliato a Bologna, è stato arrestato con le accuse di concorso in omicidio doloso aggravato e soppressione di cadavere stamattina all’alba a Fabbrico. I carabinieri, malgrado il notevole lasso di tempo trascorso tra il compimento del delitto (le indagini hanno appurato che è avvenuto due mesi prima del rinvenimento, la notte tra il 14 ed il 15 febbraio 2014), nonché l’occultamento del cadavere, hanno fatto luce su quello che, di fatto, grazie alla determinazione dei militari e del Pubblico Ministero, non è mai diventato un vero cold case.

Le modalità con cui il corpo del giovane è stato seviziato e denudato prima di essere sotterrato, palesano, nella cultura pakistana, la volontà di mortificare il cadavere e l’anima della vittima, colpevole di aver seguito il proprio amore e costumi distanti dalle usanze del paese di origine. I familiari della vittima ne hanno denunciato la scomparsa solo dopo il rinvenimento del cadavere.

Tutto inizia il 14 maggio 2014 quando, durante lavori di carattere urbanistico sul manto stradale del cortile di una ditta di Fabbrico, comune della bassa reggiana, viene dissotterrato un cadavere in avanzato stato di decomposizione. In quegli stessi frangenti, mentre i carabinieri effettuavano i primi accertamenti sul posto, i familiari di Ahmed Waqas, si presentavano nella stazione dell’Arma per “sollecitare” informazioni circa la denuncia di scomparsa fatta solo pochi giorni prima,  nonostante, di fatto, non avessero più notizie del giovane già a partire dalla sera del 14 febbraio 2014, non immaginando che i carabinieri ricostruissero poi la cronologia degli eventi.

La ricostruzione di quello che avvenne il 14 febbraio del 2014

La ricostruzione di quello che avvenne il 14 febbraio del 2014

Successivamente l’esame autoptico ha stabilito che l’uomo era stato ucciso, evidenziando anche le terribili sevizie a cui era stato sottoposto il corpo, accertando altresì l’identità della vittima. A questo punto le indagini dei carabinieri, indirizzate su tutto il circuito familiare e sociale del giovane, si sono scontrate con l’evidente atteggiamento di chiusura rispetto all’omicidio da parte della comunità pakistana.

Nonostante ciò le indagini, che si sono svolte attraverso l’audizione di decine di stranieri, le attività di carattere tecnico e telematico, nonché anche mediante rogatoria internazionale effettuata negli Stati Uniti ed in collaborazione con le competenti autorità consolari, per l’acquisizione e l’analisi di numerosi profili Facebook, hanno permesso di risalire a uno dei presunti colpevoli.

Secondo gli inquirenti proprio Mustafa Ghuam, la persona da tutti indicata come il maturo, fraterno amico della giovane vittima, forse anche mosso da sentimenti più profondi di una mera amicizia, dopo aver aiutato la coppia di innamorati a realizzare il loro progetto, ne ha poi tradito la fiducia consegnandolo ai suoi carnefici e ponendo una serie di condotte finalizzate ad occultare le prove del proprio coinvolgimento.