Unieco e Coopsette, Volta: “Faremo il possibile per aiutare i soci”

Il presidente di Legacoop: "Chi non ha ricevuto nemmeno un euro per noi ha la precedenza rispetto a chi ha già ottenuto indietro il 40% del suo prestito". Bosi: "E' stata fatta troppa attività immobiliare"

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REGGIO EMILIA – “Non voglio illudere nessuno, ma faremo il possibile per aiutare i soci che non hanno ricevuto ancora nemmeno 1 euro. Loro per noi hanno la precedenza rispetto a chi ha già ottenuto indietro il 40% del suo prestito”. Lo ha detto ieri il presidente di Legacoop, Andrea Volta, al dibattito “Crisi dell’edilizia e modello cooperativo”, organizzato dal centro Prampolini, che si è tenuto all’hotel Cristallo, a cui ha partecipato Luca Bosi, vicepresidente di Legacoop Emilia Ovest. Oltre a loro erano presenti i giornalisti Stefano Scansani (direttore della Gazzetta di Reggio), Gabriele Franzini (direttore di Telereggio) e Giovanni Mazzoni (direttore di Teletricolore).

Volta ha aperto dunque uno spiraglio alla vexata quaestio del rimborso parziale dei soci prestatori di Unieco e Coopsette. “Abbiamo restituito – e non lo ha fatto Legacoop, lo hanno fatto le aziende nostre associate – già 24 milioni di euro ai soci di CMR, Orion e Coop Di Vittorio”. “E probabilmente – ha detto Volta – é stato un errore restituire tutti questi soldi che abbiamo sottratto allo sviluppo e alla creazione di nuovi posti di lavoro”.

“Tra l’altro Coopsette, Unieco, Unipeg e CCPL – ha rivelato Volta- contribuirono in maniera importante all’operazione di rimborso ai soci CMR…La novità, rispetto a quando le nostre associate ci dicevano di non avere le risorse per intervenire ancora rispetto alle crisi più recenti, é che alcune cooperative nel 2015 e 2016 hanno chiuso bilanci veramente eccellenti”.

Ma la partita che conta di più, quella dell’identità delle cooperative emiliane, é ancora tutta da giocare, e il risultato finale appare incerto. Perché se riconquistare “la fiducia” dei reggiani, incrinata dalle crisi di Coopsette, Unieco, Cmr, Orion e Cormo, non sarà semplicissimo, ma qualche scorciatoia per farlo si può trovare, la sfida più difficile, quella di competere e stare con successo sui mercati, non ha bacchette magiche e non prevede soluzioni semplicistiche.

“Noi non abbiamo timore di discutere e confrontrarci”, ha replicato Bosi a chi ha lamentato una presunta reticenza di Legacoop a intervenire sul caso Unieco. Gli ha fatto eco Andrea Volta, che ha ricordato il convegno  organizzato da Legacoop il 26 febbraio 2016 sulla crisi del settore delle costruzioni, dando poi appuntamento all’incontro sulle infiltrazioni mafiose in Emilia con Nando Dalla Chiesa che si terrá il 28 aprile al Centro Malaguzzi.

Il confronto é oscillato tra le posizioni più dure – il j’accuse di chi ha messo anche Volta e Bosi sul banco degli imputati, definendo anche loro “responsabili culturalmente e politicamente” di quanto accaduto – e i ragionamenti più posati di chi ha comune evidenziato che il prestito sociale di Cmr era sceso in un anno e mezzo da oltre 80 milioni di euro a 45 milioni, e quello di Unieco da 35 milioni a 10 milioni, con sforzi finanziari enormi che alla fine hanno dissanguato le due cooperative.

Bosi ha rivendicato la propria discontinuità rispetto alle abitudini di altri cooperatori: “Io a Sicrea guadagno 3.300 euro netti al mese, che sono tantissimi – ha affermato – ma comunque molti meno di quanto guadagnassero altri manager cooperativi. E a Boorea, che presiedo, ho imposto il limite dei tre mandati per la presidenza”.  Critiche, sia dal tavolo dei relatori che dalla platea, sono arrivate ai due rappresentanti di Legacoop sui mancati controlli nelle cooperative poi entrate in liquidazione. “Le cooperative di costruzioni reggiane avrebbero dovuto fondersi nel 2006-2007 – ha detto Volta – ma i loro soci e i loro dirigenti non l’hanno voluto, e quell’errore é stato pagato caro”.

“Se il manager di una cooperativa – ha proseguito a Volta – decide di fare un investimento in Cina, io, in Legacoop, che conoscenze e competenze posso avere per sapere se stia facendo un investimento giusto o sbagliato?” Sulle cause dei crack edili, Bosi ha le idee chiare: ” Da un lato il mercato delle costruzioni si è ridotto in pochi anni di oltre il 60%. Dall’altro – ha aggiunto, sottolineando però anche le corresponsabilità della politica e delle istituzioni, che grazie alle attivitá immobiliari di imprese e cittadini hanno incassato ingenti oneri di urbanizzazione – l’errore commesso da alcune coop di costruzioni é stato quello di avere fatto troppa attività immobiliare, che le ha poi costrette negli ultimi anni di crisi a fare pesanti svalutazioni in bilancio”.

L’intervento dalla platea di un socio prestatore di Coopsette, l’ex sindaco di S.Ilario Sveno Ferri, ha smontato alcune banalizzazioni: “Attenti a parlare a vanvera di ‘porte girevoli’ – ha detto – Due delle più grandi e floride cooperative oggi esistenti, Cir-food e Coopservice, di fatto sono nate negli anni ’70 grazie ai sindacati e alle istituzioni. Certamente i dirigenti cooperativi hanno compiuto gravi errori strategici – ha concluso Ferri – Ma forse il modello cooperativo ha dimostrato che, quando si tratta di prendere decisioni rapide e dolorose, ad esempio per ridimensionarsi, non é veloce ed efficace come l’impresa privata”.

“Noi, che rappresentiamo un’associazione che prende il nome da uno dei padri fondatori della cooperazione, Camillo Prampolini, stiamo con i soci che hanno perso i loro soldi, ma anche con i bravi cooperatori che stanno cercando di rilanciare la cooperazione”. Queste le conclusioni di Mauro Del Bue che ha organizzato l’incontro.

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