Artoni, le cifre del tracollo: persi 200 milioni in tre anni

Un indebitamento di 71 milioni verso le banche e un patrimonio netto negativo per circa 100 milioni di euro per la capogruppo e la sezione trasporti. La proposta di Fercam nel dettaglio. L'azienda tenta un accordo con i creditori

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REGGIO EMILIA – Una perdita di 200 milioni di euro negli ultimi tre anni (di cui circa 130 sono nel 2015, ndr). Un indebitamento di 71 milioni verso le banche e un patrimonio netto negativo per circa 100 milioni di euro. Sono le cifre che hanno fatto affondare la Artoni e che Reggio Sera ha potuto visionare, contenute nella richiesta di amministrazione straordinaria presentata da Artoni Trasporti Spa e nella richiesta di ammissione al concordato con riserva (a cui è stato concesso dal tribunale un termine di 120 giorni, ndr) presentata da Artoni Group Spa, la holding capogruppo. Ricordiamo che, nei giorni scorsi, è stato dichiarato il fallimento, invece, di Artoni Logistica.

Una vicenda molto complessa che fa dire a Marco Righi, segretario della Filt Cgil che “andrebbe aperta una procedura di mobilità visto che sono sempre più remote le possibilità di concessione da parte del ministero di una cassa integrazione straordinaria. Con una procedura di licenziamento collettivo, almeno i dipendenti potrebbero ottenere la Naspi, ovvero la disoccupazione”. Ma vediamo la situazione delle due aziende.

Artoni Trasporti
La Artoni Trasporti, che ha in capo tutti i dipendenti, stando alla richiesta presentata al tribunale, ha registrato una perdita nel 2013 di 13 milioni e 700mila euro, di 12 milioni e 800mila euro nel 2014 e di 75 milioni di euro nel 2015. In tre anni ha perso quindi 100 milioni di euro. L’indebitamento verso le banche è di 53 milioni di euro. Tutto questo a fronte di un fatturato di 207 milioni di euro. Il patrimonio netto è negativo nel 2015 per 56 milioni di euro.

Si legge nella richiesta presentata al tribunale: “Il risultato economico del 2015 e il conseguente patrimonio negativo evidenziato, sono stati influenzati dalle cospicue svalutazioni operate dall’organo amministrativo in sede di predisposizione del bilancio approvato dall’assemblea il 21 marzo 2017 alla luce delle recenti vicende che hanno riguardato la trattativa con Fercam Spa”. L’importo totale delle svalutazioni ammonta a 63,4 milioni di euro comportando quindi la perdita del capitale sociale e l’emersione di un patrimonio negativo di 55,9 milioni di euro.

La proposta di Fercam Spa
La proposta di Fercam Spa, l’azienda di Bolzano che in un primo momento avrebbe dovuto comprare tutta la Artoni, prevede l’affitto da parte di Fercam di alcuni rami d’azienda della ricorrente con l’impegno irrevocabile di acquisto di questi rami d’azienda da perfezionarsi nel contesto di una futura procedura competitiva. Si legge nel documento: “Il contratto d’affitto decorrerà dal primo aprile 2017 e comprende 14 rami di azienda in cui sono impiegati 136 lavoratori. Il canone d’affitto è stabilito in 80mila euro l’anno, mentre l’acquisto dei rami d’azienda prevede l’impegno di Fercam all’acquisto nel contesto di una futura procedura competitiva (con offerte concorrenti, ndr) a un prezzo di un milione e mezzo di euro, con deduzione delle passività accollate da Fercam in relazione ai rapporti di lavoro subordinato ricompresi nei rami di azienda e dei canoni di affitto corrrisposti nel periodo d’affitto”.

Artoni Group Spa
La Artoni Group Spa è la holding capogruppo che ha fatto richiesta di ammissione al concordato con riserva (a cui è stato concesso dal tribunale un termine di 120 giorni, ndr). La perdita, come si evince dalle carte, per la holding, è stata di 42 milioni di euro nel 2013, con un sostanziale pareggio nel 2014 e di 56 milioni nel 2015, ovvero di circa 100 milioni di euro in tre anni a fronte di un fatturato nel 2015 di otto milioni di euro. L’indebitamento nei confronti delle banche è  di 18 milioni di euro.

Si legge nel documento: “L’importo delle svalutazioni di natura non ricorrente qui, resesi necessarie sempre in seguito all’improvvisa decisione di Fercam di non  procedere più all’acquisto dell’intera azienda, è stato di quasi 56 milioni di euro, comportando la perdita del capitale sociale e l’emersione di un patrimonio negativo per 42 milioni di euro. Alla riduzione del patrimonio netto si è accompagnato nel triennio 2013-2015 un aumento della posizione finanziaria netta, principalmente per effetto del mancato pagamento degli interessi sui finanziamenti a medio e lungo termine sui derivati. La posizione netta non inlcde i debiti per il leasing che, alla fine del 2015, ammontavano a circa 35 milioni”.

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