Artoni Group tenta il concordato, fallisce la sezione logistica

La capogruppo inizia la procedura che dovrebbe portare a una ristrutturazione dei debiti. Porta i libri in tribunale, invece, la sede di Codogno che impiegava dieci persone. Richiesta l'amministrazione straordinaria per Artoni trasporti

REGGIO EMILIA – La holding capogruppo Artoni Group Spa ha fatto richiesta di ammissione al concordato con riserva (a cui è stato concesso dal giudice Nicolò Stanziani Maserati del tribunale di Reggio un termine di 120 giorni, ndr). Il commissario è Graziano Ciarlini. Nello stesso tempo è stato dichiarato, sempre dallo stesso giudice, il fallimento di Artoni Logistica srl, la società che gestiva il magazzino automatizzato di Codogno in cui lavorano dieci persone. Qui il curatore è l’avvocato Giorgio Barbieri. La prima udienza è prevista per il 27 settembre. Per Artoni trasporti, invece, la società che si occupa della parte operativa con tutti i dipendenti, è stata richiesta l’amministrazione staordinaria. Qui il giudice non ha ancora deciso.

Il concordato con riserva concesso dal giudice ad Artoni Group fermerà le istanze per ottenere il fallimento da parte di banche e fornitori che intendono velocizzare la restituzione dei loro crediti. Ora ci vorranno almeno 60 giorni per presentare il piano industriale e finanziario. Quella del concordato con riserva è una formula che, per esempio, è stata utilizzata recentemente anche dalle grandi coop edili in crisi. La richiesta del concordato dovrebbe portare poi a una ristrutturazione dei debiti.

Per quel che riguarda invece il fallimento di Artoni Logistica srl, bisogna rilevare che quella di Codogno, che è in leasing, rientrava nel perimetro delle sedi che facevano parte del piano di ristoro dei creditori. Nel piano concordatario c’è anche quella. Ora bisogna capire cosa succederà con il fallimento dell’azienda che si pensava potesse assegnata all’imprenditore lodigiano Antonio Ferrari, attivo anche lui nella logistica..

Sullo sfondo resta la cessione di tredici filiali e 150 lavoratori che la Fercam di Bolzano sembra disposta a rilevare dalla Artoni. Una vertenza nazionale che doveva tornare ieri davanti ai funzionari del Mise, il ministero dello Sviluppo Economico, a Roma, ma che sarebbe stata sposta nuovamente a fine aprile.