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Aemilia, protesta degli imputati contro Caruso

Lasciano l'aula dopo la deposizione del teste minacciato

REGGIO EMILIA – Oggi era previsto che fossero le istituzioni, costituitesi parte civile, le protagoniste della giornata. Invece, nell’udienza del processo Aemilia in corso a Reggio, ha tenuto banco nella mattinata la protesta degli imputati. In polemica con il presidente della Corte Francesco Caruso, infatti, i detenuti nelle gabbie dell’aula hanno deciso di non assistere all’udienza e si sono fatti riaccompagnare in carcere.

Tutto e’ partito durante il controesame di un ex operaio della ditta Bianchini, parte civile nel processo, che prima non si era presentato in tribunale e poi, accompagnato dalla polizia giudiziaria, si era rifiutato di rispondere alle domande di giudici e avvocati. “Per la mia famiglia preferisco non parlare”, ha ribadito oggi in aula l’uomo, che ha chiesto di non rendere nuovamente note le sue generalita’. L’operaio ha poi raccontato: “Dopo essermi costituito parte civile, quando il mio nome e dove abito sono comparsi sulla stampa, sono stato avvicinato da alcune persone che non conoscevo, ma che erano calabresi”.

All’operaio sarebbe stato intimato: “Stai attento a come parli al processo” e “fatti i fatti tuoi”. Sarebbe avvenuto, secondo la testimonianza resa dietro il paravento solitamente usato per i collaboratori di giustizia, circa due anni fa. Oggi, l’ex dipendente della ditta Bianchini ha ammesso rispondendo ad una domanda di Caruso: “Ho paura per la mia famiglia, se ero da solo era un’altra cosa”. Ha deciso quindi di non deporre perche’ “la prima volta ti avvisano, la seconda non ti avvisano piu'”.

Per contestare queste affermazioni ha preso la parola uno degli imputati, Gaetano Blasco, che da dietro le sbarre ha affermato: “Nessuno di noi ha tentato di intimidire il testimone. Non siamo delinquenti come pensate, non siamo bestie. Questa non e’ una procedura corretta (riferendosi al paravento, ndr)”. Zittito dal presidente del collegio giudicante, Blasco ha tentato di intervenire nuovamente ed e’ stato allontanato dall’aula dalla polizia penitenziaria. Poco dopo anche gli altri imputati hanno annunciato di non voler assistere all’udienza.

“Abbiamo capito qual e’ il finale che vuole mettere a questo processo”, ha detto uscendo uno dei detenuti a Caruso. Lo scontro si e’ poi trascinato sul piano processuale. Per i legali degli imputati l’operaio si sarebbe contraddetto e non sarebbe quindi attendibile. Dopo una breve Camera di Consiglio i giudici hanno giudicato attendibili le denunce sulle minacce ricevute e hanno ammesso per questo agli atti il verbale delle “sommarie dichiarazioni” reso dal testimone agli investigatori il 12 marzo del 2016.