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Via Settembrini, protesta dei secondini davanti al carcere

Presidio "per rivendicare le gravi difficoltà in cui versa il reparto e, con esso, la cattiva gestione della popolazione detenuta"

REGGIO EMILIA – Oggi, davanti al carcere di via Settembrini, si è svolto un presidio di protesta a cui ha partecipato, numeroso, il personale di polizia penitenziaria, “per rivendicare le gravi difficoltà in cui versa il reparto e, con esso, la cattiva gestione della popolazione detenuta”.

Da almeno due anni, il sindacato”rivendica l’assegnazione di un comandante del reparto in pianta stabile e che avvicendi l’attuale funzionario (reggente), il cui operato, risulta non perfettamente in linea con le aspettative di gran parte del personale”.

Secondo il Sappe (Sindacato autonomo polizia penitenziaria) “la carenza dell’organico si acuisce quotidianamente sempre di più: oltre all’assenza dei previsti 3 funzionari, si annoverano 70 unità in meno nelle qualifiche dei Sottufficiali e degli Agenti/Assistenti. Oltre 90 unità hanno fatto richiesta al Provveditorato Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per esporre direttamente tutta una serie di eventi e circostanze che rendono particolarmente difficile la quotidianità all’interno del carcere reggiano”.

Alla base della loro richiesta, la mancata predisposizione di un’idonea organizzazione del lavoro ed il rischio di non vedersi riconosciuti i propri diritti inviolabili. A manifestare erano presenti i massimi esponenti dell’organizzazione sindacale: dal segretario generale aggiunto Giovanni Battista Durante, al segretario nazionale Francesco Campobasso, al segretario provinciale Michele Malorni ai quali si sono aggiunti tutti i vertici delle altre strutture della regione, tutti a supportare le annose denunce dei poliziotti in servizio alla Pulce.

La protesta davanti al carcere

La protesta davanti al carcere

Continua il Sappe: “Le iniziative non si fermeranno al sit-in di questa mattina: l’amministrazione è chiamata ad assumersi le proprie responsabilità, restituendo al reparto la propria dignità. Recarsi al lavoro con il timore di essere aggrediti, di ricevere sputi, di essere denigrati nell’onore e decoro, non può essere accettato. Il sindacato ha, infine, apprezzato le parole espresse dal direttore del carcere che, pubblicamente, ha preso le distanze da una cerchia di detenuti che – ha sostenuto – perdono una grande occasione nel non uniformarsi all’attuale sistema detentivo”.

Paolo Madonna, direttore istituti penali di Reggio ha, inoltre, riconosciuto le difficoltà in cui versa il reparto della Polizia Penitenziaria, “esposto a continui rischi” ed avrebbe, si apprende, preso le distanze dall’attuale linea di comando che, al pari delle rivendicazioni sindacali, non sarebbe conforme alle attese di gran parte del personale di Polizia Penitenziaria. Si attendono sviluppi urgenti”.