Unieco getta la spugna: il cda chiede liquidazione

Il consiglio di amministrazione ha rinunciato al concordato con le banche autorizzato solo poche settimane fa dal tribunale di Reggio. Pagliani: "Fine ingloriosa di un modello"

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REGGIO EMILIA – Il cda di Unieco ha chiesto la liquidazione coatta amministrativa rinunciando al concordato con le banche autorizzato solo poche settimane fa dal tribunale di Reggio Emilia. Scatterà la liquidazione coatta decretata dal ministero su richiesta di Legacoop in base alla relazione stilata dagli ispettori che avevano passato al setaccio i conti della cooperativa. Dopo Coopsette si registra quindi anche la fine del processo industriale di un altro colosso cooperativo attivo nel settore costruzioni.

La speranza era quella di riuscire a portare a casa un accordo tra i fondi Oxy e Attestor e Mps, banca più esposta con la coop delle costruzioni. Tuttavia, sfumata questa possibilità, l’ultima spiaggia era rappresentata da York Capital, un fondo americano che pareva interessato ad acquisire il patrimonio della cooperativa ma che, a sua volta, si è defilato. A questo punto la strada della liquidazione resta l’unica da percorrere per la coop di costruzioni.

Questo mentre dalla cooperativa di Castelnovo Sotto sono partite le prime lettere di licenziamento firmate dal liquidatore Giorgio Pellacini: ne partiranno in tutto 186, rispetto ai 247 dipendenti ancora in forza a Coopsette. Dalla procedura sono esclusi i 51 dipendenti della Methis (ramo arredamenti per ufficio) per i quali la cassa integrazione scade a giugno.

Sulla vicenda interviene il capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Pagliani, che scrive: “La crisi edile ha comportato la fine ingloriosa di una storia industriale, dal crac finanziario, alle inchieste giudiziarie sottolineando l’incapacità amministrativa di chi ha condotto questi colossi e la conseguente complice  irresponsabilità  di chi gli ha scelti e nominati. Nessuno si è dimostrato interessato a rilevare i rami edilizi delle cooperative  Unieco e Coopsette che sino a pochi anni fa erano, insieme a Cooperativa Muratori di Reggiolo e Cormo, a tra le prime dieci imprese di costruzioni in Italia. Chi paga a Reggio Emilia all’interno della sinistra il conto della macelleria sociale a cui stiamo assistendo da parte dei colossi cooperativi “rossi” crollati? Ci sono migliaia di soci che ora vedono svaniti i loro risparmi”.

E ancora: “Ci sono migliaia di fornitori delle cooperative, artigiani e piccole imprese sul lastrico economico e finanziario, prossimi a fallimenti che non potranno mai recuperare i crediti che vantano nei confronti di Unieco, Coopsette, Cormo e CMR”.
Conclude Pagliani: “Per quarant’anni il sistema amministrativo della nostra città e della nostra provincia ha premiato incredibilmente l’universo della cooperazione “rossa” attribuendo a Reggio Emilia un modello politico, amministrativo, cooperativo unico in Italia, solo Modena, Bologna e Ravenna potevano vantare qualcosa di simile, ma Reggio primeggiava a livello nazionale. Ora che gran parte di questo sistema è saltato e nessuno parla dell’argomento a chi possiamo rivolgerci degli attuali governanti per far riassumere le migliaia di disoccupati che il sistema economico cooperativo ha creato?”.

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