Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

“Mia figlia, derubata nel disinteresse generale”

Un lettore: "Siamo solo capaci di offrire ai giovani un paternalismo ipocrita e bigotto. Una falsa accoglienza dentro un sepolcro imbiancato, un vogliamoci bene, una pacca sulle spalle e tiriamo a campare"

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REGGIO EMILIA – “Ieri pomeriggio mia figlia maggiore ha subito il furto della propria bicicletta e fin qui tutto assolutamente nella norma. Uscendo di scuola si accorge che la bicicletta nuova, assicurata con due catene, non c’è più. Si avvia mestamente alla fermata dell’autobus per tornare a casa con il suo carico di tristezza e delusione. Ad un certo punto scorge incredula un individuo transitare a bordo della propria bicicletta appena rubata. Lo insegue correndo per un lungo tratto con lo zaino sulle spalle fino a raggiungerlo.

Questi era intento a rimuovere in tutta tranquillità alcuni adesivi dalla bici stessa per eliminare ogni traccia che la potesse rendere riconoscibile. A questo punto mia figlia gli chiede la restituzione dell’oggetto sottratto, ma questi reagisce con insulti e si allontana altrettanto tranquillamente sbeffeggiandola. Lei, ansimante e in preda all’agitazione, comincia a piangere e ad urlare chiedendo di essere aiutata. Nessuno però è in grado o vuole aiutarla in quel momento. Il ladro se ne va indisturbato, anzi un po’ infastidito dall’odioso contrattempo, e mia figlia torna, questa volta piangendo copiosamente, di nuovo alla fermata dell’autobus.

Risposte io non le ho e le chiedo a lei e ai lettori. Vorrei sapere che cosa posso raccontare a mia figlia, vorrei sapere che cosa dire ai nostri giovani che dovrebbero prendere in mano le redini del nostro paese. Vorrei sapere dove è andato il capitano di questa nave che si sta dirigendo verso gli scogli. Quale può essere lo stato d’animo dei ragazzi che, con occhi nuovi ed entusiasti, guardano verso un futuro senza regole, verso un orizzonte dove l’illegalità cresce rigogliosa alla luce del sole, soffocando quando di bello e puro ci può essere nei loro cuori di ragazzi. Mi chiedo anche che cosa dire al giovane dell’Europa dell’est che si è reso protagonista di questa triste vicenda. Che cosa dire alle migliaia di giovani che fuggono da guerre e carestie sperando di trovare in Italia un futuro migliore. Questo è ciò che offriamo loro, un paternalismo ipocrita e anche un po’ bigotto.

Una falsa accoglienza dentro un sepolcro imbiancato, un vogliamoci bene, una pacca sulle spalle e tiriamo a campare. Continuando a fingere che nulla sia cambiato, consegneremo loro una società malata e sopporteremo la pesante responsabilità di averlo fatto solo per noia e svogliatezza. I giovani hanno bisogno di risposte concrete, i nostri figli ci guardano e ci chiedono dove sono finiti i punti di riferimento, i valori buoni, i principi sani sui quali vorrebbero costruire il loro futuro. Attendono una guida sicura in grado di ristabilire l’ordine delle cose, capace di indirizzarli verso quel domani migliore, una solenne e meravigliosa promessa che noi avevamo fatto loro. Adesso cominciano a capire che non siamo in grado di mantenerla. Aiutatemi a dare loro una risposta.

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