Il dramma della Artoni, la Cgil: “In 580 senza stipendio da tre mesi”

Il sindacato chiede il pagamento degli stipendi e l'avvio della cassa integrazione. Di questi solo 150 troveranno continuità occupazionale nelle filiali acquisite da Fercam. Dramma anche per i 2.500 dell'indotto

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REGGIO EMILIA – “Una situazione intollerabile e drammatica per i 580 dipendenti”. Così la Filt Cgil nazionale sulla vicenda del gruppo reggiano Artoni, a seguito dell’operazione di acquisizione da parte della multinazionale di Bolzano Fercam, evidenziando che “Artoni non ha corrisposto la retribuzione degli ultimi tre mesi, gettando nella disperazione 580 famiglie”.

Secondo la Filt “dopo aver distrutto una delle più importanti realtà del panorama della logistica nazionale, Artoni si sta dimostrando incapace di affrontare l’attuale gravissima situazione, di cui è assolutamente responsabile. Infatti, mentre i dipendenti sono abbandonati a sé stessi, senza risposte né salario, la proprietà sfugge ad ogni elementare principio di realtà e non mette in campo le azioni necessarie per affrontare il disastro creato, mostrando l’assoluta mancanza di senso di responsabilità e di rispetto per i lavoratori”.

“Dei 580 dipendenti – spiega la Federazione dei trasporti della Cgil – solo 150 troveranno continuità occupazionale nelle filiali acquisite da Fercam. Per affrontare la situazione del restante personale, a partire dai dipendenti, il 5 aprile si terrà un incontro al ministero del Lavoro nel quale dovrà essere avviata la procedura per l’assegnazione della cassa integrazione. Occorre – chiede la Filt – che ai lavoratori venga immediatamente garantita da Artoni l’erogazione delle mensilità arretrate e concesso dal Ministero il sostegno della cassa”.

“Oltre al dramma dei   dipendenti – prosegue la Filt – una situazione analoga viene vissuta da circa 2.500 addetti occupati su tutto il territorio nazionale negli appalti e nei servizi di magazzinaggio e trasporto”. “Occorre anche – chiede infine la Filt – che vengano individuati, in sede istituzionale, idonei strumenti per sostenere anche tutti questi lavoratori dell’indotto per evitare un dramma sociale che investe tutto il territorio nazionale”.

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