Quirico: “L’Isis è l’inizio della mondializzazione islamica”

Melloni: "Facendo un favore ai reclutatori, continuiamo a identificare come violenti e corrotti i musulmani che hanno un legame più forte e stretto con la religione"

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REGGIO EMILIA – “Quello che dobbiamo capire è che il Califfato si propone come qualcosa di definitivo, l’inizio della mondializzazione islamica, un progetto più forte e migliore della globalizzazione occidentale, un progetto che invece è fallito ed è destinato a morire. Il Califfato eliminerà i confini tra stati, le divisioni di lingua e di religione, dove tutti potranno viaggiare e vivere in pace, guidati dall’unico vero Dio.”

Lo ha detto ieri l’inviato della Stampa, Domenico Quirico, in un incontro al Ridotto del Valli, a cui hanno partecipato 150 persone, intitolato “Arrivaru li turchi, a la marina…”, relativo a “Il ratto dal Serraglio”, l’opera lirica di Mozart in scena venerdì alle 20 e domenica alle 15,30 al teatro Valli. Oltre al conduttore della serata, il direttore artistico della Fondazione i Teatri di Reggio Emilia, Gabriele Vacis, erano presenti come ospiti il professor Alberto Melloni, studioso di storia del Cristianesimo e professore dell’Università di Modena e Reggio e, apppunto, Quirico, giornalista caposervizio agli esteri di “La Stampa” e inviato di guerra, rapito per 5 mesi nel 2013 in Siria.

Vacis ha spiegato come un incontro del genere, normalmente tenuto alla domenica mattina, sia stato presentato durante la settimana, per attirare un pubblico maggiore con cui poter riflettere su un’opera ancora discussa e capace di essere sempre attuale, e sul rapporto tra Occidente e Oriente e il due modi diversi di pensare e di essere.

Melloni: “L’uomo ha paura del diverso, ma è affascinato dalla diversità”
Ha poi preso la parola il professor Melloni, che ha spiegato come il tipo di racconto su cui si basa l’opera di Mozart, il tema del “turco generoso”, sia nato tra fine ‘600 e inizio ‘700, in un periodo in cui si iniziava per la prima volta a superare l’idea della divisione conflittuale tra Occidente e Oriente, una divisione che trovava le sue radici già nella storia Greca e Romana, e che si basava sull’idea della guerra perpetua dei due mondi come unica soluzione possibile. Ne “Il ratto dal Serraglio” invece si mostra come il nemico musulmano nasconda invece una natura generosa e benigna, soddisfacendo l’altro sentimento nato dall’incontro tra due civiltà: infatti, oltre alla paura per il diverso, l’uomo è accompagnato anche dalla fascinazione per le sue diversità, un’invidia per l’altra cultura che si è manifestata in entrambi i mondi con orientalismo e occidentalismo come correnti artistiche per esempio.

Melloni ha poi continuato affermando come ancora oggi non siamo estranei a questa discussione e come, oltre alla paura per il diverso, continuiamo ad esserne affascinati. Lo stereotipo del cattivo che mostra alla fine una natura buona – secondo il punto di vista del professore – non funziona più applicato all’Islam, perché sembra essere tornata l’idea che vede solo nella guerra perpetua l’unica soluzione possibile allo scontro/incontro tra civiltà. La ragione di questo, secondo Melloni, si trova nel nostro analfabetismo religioso, per esempio nell’uguagliare l’Islam radicale a una religione violenta, partendo dal presupposto che l’Islam sia cattivo, e che quindi, in una dose non moderata faccia male.

Melloni: “Facendo un favore ai reclutatori, continuiamo a identificare come violenti e corrotti i musulmani che hanno un legame più forte e stretto con la religione”
Facendo quindi un grande favore ai reclutatori, continuiamo a identificare come violenti e corrotti i musulmani che hanno un legame più forte e stretto con la religione, mentre come deboli e non sinceri, spinti dalla nostra influenza, tutti gli altri musulmani che invece consideriamo “moderati”. Anche lo stesso concetto di “fondamentalismo” è stato applicato scorrettamente: il termine era nato a inizio Novecento nel sud degli Stati Uniti, nelle comunità cristiane che volevano rivendicare i fondamenti della loro fede, contestando le teorie di Darwin e l’evoluzionismo. Oggi abbiamo ripreso questo termine e lo abbiamo applicato all’Islam senza considerare le loro differenze e le loro divisioni interne.

Un momento dello spettacolo

Un momento dello spettacolo

Quirico: “Gli jihadisti vogliono un rovesciamento di 360° dell’asse attorno a cui gira la storia del mondo”
Per ultimo ha preso la parola Domenico Quirico, iniziando con una domanda: “Chi ha mai incontrato uno jihadista? Chi tra i molti che scrivono su Isis, Jihad e terrorismo islamico ha mai avuto l’occasione di chiedere a uno di loro la sua visione del mondo? Tutto quello che scrivono si basa solo su supposizioni. Che cosa vogliono? Ve lo posso dire io che ho avuto la sfortunata occasione di vivere con loro 24 ore al giorno. Vogliono un rovesciamento di 360° dell’asse attorno a cui gira la storia del mondo, una storia che fino ad adesso è stata decisa dall’Occidente. E oggi, dopo analisi politiche che hanno individuato questa epoca storica come quella in cui l’Occidente è più debole e più diviso, oggi è giunto il momento storico in cui si può modificare in maniera radicale l’andamento della storia”.

Quirico: “L’Isis vuole rifondare il Califfato”
Quirico ha poi continuato a parlare del Califfato, l’erede dell’Impero Ottomano, una struttura politica fondata nel 600 d.C., di cui nel 2014 Abu Bakr al-Baghdadi, leader e califfo dell’autoproclamato stato islamico, ne ha proclamato la rifondazione. Il califfo era il successore di Maometto, capo militare e religioso di tutti i musulmani, che all’epoca erano tutti suoi sudditi. Il califfo non è una guida religiosa ma piuttosto una guida con alcuni compiti pratici: mantenere la pace all’interno del califfato e impedire le divisioni, difendere il califfato dagli attacchi esterni e, se possibile, cercare di espandere i confini. L’idea di rifondare il califfato risveglia l’interesse in tutti i musulmani, non solo i più estremisti e violenti, perché si basa su un’unica parola, califfato appunto, una parola che evoca, incita ed eccita (tutte le rivoluzioni sono basate su una parola: terra ai contadini, giustizia…).

Quirico: “Il Califfato che viene riproposto è uno stato totalitario, che deve molto ai totalitarismi europei dello scorso secolo”
Il Califfato, secondo Quirico, rimanda a un passato in cui i ruoli tra Occidente e Oriente erano invertiti, in cui l’oriente era LA civiltà, e l’occidente viveva i suoi secoli bui. Qui si trova una delle differenze culturali più forti tra Occidente e Oriente: l’Occidente vive nel futuro, crede nel progresso e nell’avanzare della Storia che porterà l’uomo sempre in una situazione migliore; l’Oriente invece vive nel passato, ha già avuto la sua epoca dell’oro e ogni sforzo si basa su un ritorno al passato. Dice Quirico: “Il Califfato che viene riproposto è uno stato totalitario, che deve molto ai totalitarismi europei dello scorso secolo. Un totalitarismo che divide gli uomini secondo categorie imposte, in questo caso un criterio di purezza legato alla nascita e non alle azioni (non molto diverso dalla divisione ariani-non ariani del regime Nazista); oggi quindi dividono un certo tipo di Islam e quelli che lo professano, i puri, da tutti gli altri, gli impuri, da eliminare”.

Quirico: “Non c’è una grande differenza in realtà con la santa inquisizione cristiana”
E aggiunge: “Gli jihadisti si sentono intimamente perfetti credenti, e credono che ogni loro azione, anche quella che a noi può sembrare la più crudele, sia invece un aiuto all’opera di dio, un dio immanente e partecipe della storia stessa (a differenza del dio cristiano trascendente). Non c’è una grande differenza in realtà con la santa inquisizione cristiana, che purificava con il fuoco il peccatore e operava in nome di Dio. Gli jihadisti si sentono come le braccia di Dio, e si sentono di operare per lui, e questo è un problema culturale e religioso che bisogna considerare se si vuole affrontare un dialogo o una soluzione. Questi giovani, che mediamente hanno tra i 15 e i 30 anni (è difficile invecchiare se si combatte la guerra santa), hanno un rapporto molto stretto con la morte, che diventa una compagna di vita dal momento in cui mettono piede in Siria, in Iraq o dove iniziano ad operare. Sanno che sono destinati a morire e che la loro missione è uccidere, ma sono completamente privi di rimorsi”. Secondo Quirico non può esistere una religione senza rimorsi, perché la confessione e la riflessione sul proprio operato è obbligatoria per capire i propri errori e poter chiedere ammenda.

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