Mozart ai tempi dell’Isis, metal detector e perquisizioni al Valli

In scena decapitazioni e bandiere dello stato islamico. Piano di sicurezza della prefettura. La direzione invita gli spettatori ad arrivare prima

REGGIO EMILIA – Per assistere alla nuova produzione del “Ratto dal Serraglio”, l’opera di Mozart ambientata in Medio Oriente che si terrà al teatro Valli venerdì alle 20 e domenica alle 15.30, la direzione della Fondazione I Teatri “raccomanda vivamente il pubblico di recarsi a Teatro con buon anticipo poiché l’allestimento del regista austriaco Martin Kusej – celebre per il suo teatro politico, radicale e senza compromessi – fa riferimento ai tragici e attuali fatti di terrorismo e ciò ha imposto, in accordo con la prefettura, controlli sulla sicurezza che rallenteranno l’ingresso in sala”.

Ci saranno metal detector e perquisizioni all’ingresso. Esattamente come avviene in un aeroporto tutto dovrà essere controllato. Lo spettacolo, così come avvenuto a Bologna, anche a Reggio Emilia sarà proposto nella sua interezza, mentre al Festival di Aix En Provence, dove ha debuttato nell’estate del 2015, era andato in scena con alcune scene tagliate (non era andata in scena la bandiera dell’Isis e non c’erano state le decapitazioni alla fine, ndr), essendo ancora forte l’emozione per la strage alla redazione di Charlie Hebdo.

Il “Singspiel” (cioè l’opera comica tedesca con dialoghi parlati) di un Mozart venticinquenne, viene qui proposto in un deserto, collocando le contrastate peripezie tra le due coppie di amanti e i loro antagonisti in un Oriente rasente a noi per tempo storico e ambientazione;  il palcoscenico è un deserto, con tanto di dune di sabbia e tende berbere, sulla quale si svolgono le vicende, leggibili anche come metafora dei contrasti tra Occidente e Oriente.

Ecco come la vicenda risulta ricontestualizzata: durante i disordini causati dallo scoppio della Prima guerra mondiale, Konstanze, promessa sposa di Belmonte, è stata rapita insieme alla cameriera Blonde e al servitore Pedrillo. Sono caduti nelle mani del Pascià Selim e di Osmin – il capo delle sue guardie – che sperano, con tali ostaggi, di riuscire a esercitare pressioni nella loro lotta per il potere.

I dialoghi, riscritti dal drammaturgo Albert Ostermaier e firmati anche dallo stesso regista Martin Kušej, trasportano l’azione nella colonizzazione inglese degli anni ’20, gli anni di Lawrence d’Arabia, quando le potenze occidentali, fecero del Medio Oriente il territorio dell’estrazione del petrolio, della ricchezza, del potere, della colonizzazione, con il pretesto della lotta contro gli ottomani alleati con i tedeschi, suscitando nelle popolazioni un risentimento profondo.