Aemilia, testimone: “Cutresi malvisti, si pensò a circolo Pdl in favore”

L'imprenditore Salerno, vicino al centrosinistra che ha sostenuto il candidato Pd Scarpino, ha testimoniato oggi in aula

REGGIO EMILIA – Nel processo di ‘ndrangheta Aemilia si torna a parlare del Popolo della liberta’ reggiano. Per rispondere all’immagine della comunita’ calabrese residente nella citta’ del Tricolore che appariva sui media, ritenuta negativa, si ipotizzo’ di costituire un Circolo delle liberta’ a Reggio Emilia che avrebbe anche dovuto dare voce alle imprese meridionali, soprattutto edili, che si sentivano discriminate e non riuscivano a lavorare.

Ne avrebbero parlato, secondo quanto dice Salerno, in un incontro avvenuto il 2 marzo 2012, l’attuale capogruppo di Forza Italia in Comune Giuseppe Pagliani, i fratelli Gianluigi e Nicola Sarcone, Alfonso Paolini, Antonio Muto e Pasquale Brescia, imprenditore e titolare del ristorante Antichi Sapori dove pochi giorni dopo si sarebbe svolta la cena finita al centro dell’inchiesta. A riferire la circostanza e’ un altro dei partecipanti alla riunione, l’imprenditore cutrese Salvatore Salerno, schierato politicamente col centrosinistra.

Salerno, che ha deposto questa mattina come testimone, sostenne infatti nel 2004 la candidatura a consigliere comunale del suo conterraneo Salvatore Scarpino, che siede tutt’ora in sala del Tricolore per il terzo mandato consecutivo, in deroga ai due normalmente concessi. L’appuntamento si svolse in un locale dell’azienda di Nicola Sarcone Worldhouse – oggi sequestrata – in un edificio nella zona di Pieve Modolena a Reggio, dove al quarto piano ha sede anche l’ufficio di Salerno.

“Io ero estraneo alla comunita’ cutrese per come veniva percepita – racconta il testimone – ma mentre ero in ufficio mi telefono’ Gianluigi Sarcone chiedendomi se potevo scendere cosi’ mi avrebbe presentato l’avvocato Giuseppe Pagliani. Gli risposi che ero occupato e che sarei andato quando avessi finito di lavorare. Sarcone piu’ tardi mi telefono’ una seconda volta e io andai”. Continua Salerno: “Con i Sarcone avevo dei rapporti perche’ affittavo loro i locali dell’azienda e sapevo, per averlo letto sui giornali, che Nicola aveva dei processi pendenti per mafia”.

Circa il tenore dell’incontro, il testimone spiega: “Molti si lamentavano per come l’immagine dei cutresi usciva sui giornali. Ricordo che Muto era arrabbiato perche’ ogni volta che c’era un incendio ai danni di ditte calabresi veniva riproposto anche l’articolo su sue vicende personali che riguardavano il porto d’armi. Si parlo’ di aprire un Circolo delle liberta’ e anche di scrivere una lettera ai giornali, cosa che io sconsigliai perche’ secondo me sarebbe servita a poco, cosi’ come anche il circolo che non portava da nessuna parte”.

Con Pagliani “mi presentai e raccontai del mio impegno fin dal 2003, con l’associazione che avevo fondato ‘la Calabria nel mondo’, forse era anche per questo che mi avevano invitato alla riunione”. Di Brescia il testimone dice invece: “Lo conoscevo perche’ mangiavo nel suo ristorante e lo avevo visto anche alla festa della Polizia di Reggio a cui aveva partecipato per aver fatto dei lavori in Questura”. Il 21 marzo 2012 Salerno fu invitato agli Antichi Sapori: “Dissi che se l’argomento era quello del circolo delle liberta’ non ero interessato”.

Il testimone ha poi spiegato alcune delle attivita’ svolte tramite la sua associazione, tra cui due convegni sulla legalita’, nel 2006 e nel 2008, l’ultimo dei quali organizzato insieme al Comune di Reggio con il consulente della Regione sulla criminalita’ organizzata Enzo Ciconte. Nella deposizione di Salerno sono pero’ state ravvisate due contraddizioni. La prima riguarda le due telefonate che afferma di aver ricevuto da Sarcone, mentre dai tabulati telefonici (acquisiti agli atti) ne risulta solo una. La seconda sul fatto che Antonio Muto si sarebbe lamentato per articoli sul suo porto d’armi, che sono invece stati pubblicati dopo la riunione.

Alla fine Salerno ha anche ceduto all’emozione e non e’ risucito a trattenere le lacrime. Mentre raccontava di un incontro con l’avvocato Giuseppe Pagliani e altri degli attuali imputati in cui si parlava delle presunte discriminazioni verso la comunita’ calabrese, Salerno si e’ sfogato: “Io sono un cittadino italiano, ma sono preoccupato. Ho dei figli, un’azienda, io voglio lavorare e se qualcosa va male so come comportarmi: non voglio buttare una vita al vento” (Fonte Dire).