Unicredit, Manodori verso adesione parziale aumento di capitale

Una decisione che si scontra con il parere di molti, a Reggio, fra cui il Pd e che cozza contro quanto previsto dal Protocollo del 2015

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REGGIO EMILIA – La Fondazione Manodori comunica che “ha avviato un percorso di riflessione in merito all’adesione all’aumento di capitale di 13 miliardi di euro deliberato dall’assemblea dei soci di UniCredit, di cui è azionista per lo 0,32%”. Gli amministratori della Fondazione “hanno preso atto del piano industriale di UniCredit e, alla luce della coerenza delle previsioni rispetto agli attuali scenari internazionali, hanno avviato un percorso di valutazione rispetto ad un’ipotesi di adesione parziale all’aumento di capitale, utilizzando risorse disponibili”.

Tale ipotesi, secondo gli amministratori, “viene ritenuta in linea con gli obiettivi di salvaguardia del patrimonio della Fondazione e, nel contempo, compatibile con la propria missione e con il piano di diversificazione degli investimenti, già intrapreso, che la Fondazione conferma di voler perseguire”. La Manodori resta in attesa di ulteriori comunicazioni da parte dell’istituto di credito che dovrà precisare condizioni e date dell’aumento di capitale.

La decisione è stata presa nonostante nei giorni scorsi il Pd, per bocca del suo responsabile dell’economia, Giacomo Bertani Pecorari, avesse chiesto di non aderire perché, a suo parere, l’eccessiva esposizione del patrimonio della Fondazione sul titolo dell”istituto di credito “e’ stata la causa di gravi problemi come la drastica riduzione della redditivita’ e la decimazione del valore patrimoniale della Fondazione”.

Resta ora da vedere come farà la Manodori a trovare i soldi necessari per un’adesione anche parziale. Se la Manodori decidesse di partecipare all’aumento di capitale pro quota, dovrebbe sborsare 36 milioni di euro. Una parte di questa somma potrebbe essere trovata sul mercato vendendo parte dei diritti corrispondenti ai 16 milioni e 600mila 833 titoli Unicredit che ha ancora in portafoglio.

Quindi l’ente non aderirebbe in toto all’aumento di capitale, ma farebbe prima cassa vendendo parte dei diritti di opzione che si ritrova come azionista e poi, col ricavato, acquisterebbe le azioni di nuova emissione post ricapitalizzazione.

Ma bisogna aggiungere che anche una adesione parziale non è assolutamente in sintonia con il Protocollo del 2015 che impone alle fondazioni di non investire più di un terzo del patrimonio in un unico soggetto. L’anno scorso i titoli Unicredit costituivano ancora il 46% dell’attivo patrimoniale della Manodori e la fondazione ha tre anni di tempo per allinearsi. La percentuale deve scendere e non salire, come invece sta facendo la Manodori.

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