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La crisi di Unieco manda in fibrillazione il mondo coop

Il presidente Volta bacchetta la Viani. Interviene Lusetti, storico leader di Cir che, senza citarlo, lancia una stoccata a Bosi e la sostiene. Sullo sfondo il ruolo della coop unica di costruzioni

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REGGIO EMILIA – “Ognuno deve scegliere la propria strada, prendendosi le proprie responsabilità, sapendo che il punto finale di decisione è stato, è e sarà sempre, nelle mani della cooperativa. Senza mai dimenticare che un dirigente cooperativo deve prima di tutto garantire la mutualità che, nel caso di cooperative di lavoratori, si esprime con la tenuta al più alto livello possibile del posto di lavoro e la garanzia del risparmio”.

E’ il passaggio finale dell’intervento di Andrea Volta, presidente di Legacoop Emilia Ovest, relativo alla vicenda di Unieco, la coop di costruzioni che, recentemente, è stata ammessa, per la seconda volta, al concordato in bianco dal tribunale. Il riferimento a Cinzia Viani, presidente di Unieco, è chiaro e pare anche che la destinataria non abbia molto gradito questo affondo finale.

Volta, in sostanza, fa presente alla presidente di Unieco che l’obiettivo finale delle sue azioni deve essere quello della tutela dei soci, del prestito sociale e del lavoro. Si può anche perdere la poltrona, insomma, con un’eventuale liquidazione, sembra dire Volta, ma questo potrebbe anche significare una maggiore garanzia per i lavoratori e per il prestito sociale.

Legacoop prende dunque posizione su questa vicenda a dimostrazione di come la scelta del cda di Unieco, di non mandare la coop in liquidazione come invece chiedevano gli ispettori di Legacoop nazionale, non sia condivisa e desti perplessità nel mondo cooperativo. Nel suo intervento Volta, poi, ipotizzava la creazione di un’unica cooperativa edile (proposta lanciata a Telereggio anche dal vicepresidente Luca Bosi) in cui potrebbero confluire tutte le attività sane del mondo delle costruzioni coop a partire da Sicrea, di cui Bosi e presidente, per poi passare alla parte sana di Coopsette (attualmente in liquidazione) ed, eventualmente, anche di Unieco.

Quest’ultima, tuttavia, si è sfilata da questa ipotesi e sta percorrendo un’altra strada. La richiesta del concordato dovrebbe infatti portare poi a una ristrutturazione dei debiti e al passaggio del patrimonio di Unieco ai fondi Oxy e Attestor, che garantiranno quindi il rientro a Mps e alle altre banche creditrici, eliminando i 300 milioni di debiti della coop che poi potrebbe ripartire senza debiti e con una liquidità (non è ancora chiaro se questo sarà un prestito o meno, ndr) di 25 milioni di euro circa (ma senza più il suo patrimonio, ndr).

In queste ora, a testimonianza di come le acque siano agitate nel mondo coop su questa operazione, si registra anche la presa di posizione di una figura storica di questo mondo, Ivan Lusetti, per 33 anni presidente di Cir e consigliere indipendente di Unieco, che su Facebook scrive a proposito della coop unica di costruzioni: “Ben vengano i progetti di integrazione fra esperienze cooperative in edilizia nel territorio. Al riguardo mi permetto di ricordare che, se questa ulteriore fase per Unieco si conclude positivamente, un contenitore centenario autenticamente cooperativo esiste. Infine un consiglio agli organi di Legacoop. Benissimo il sostegno a progetti di rilancio del settore costruzione, evitando di cadere in piccoli conflitti di interessi e di ruolo che ogni tanto si sono appalesati in questo periodo. Convengo pienamente con il presidente Volta sul fatto che saranno gli organi di ogni cooperativa coinvolta a pronunciarsi sul progetto di integrazione territoriale, progetto mirato a salvare occupazione e patrimoni dei soci”.

Lusetti, in sostanza, senza citarlo, lancia una stoccata a Bosi, presidente di Sicrea e vice presidente di Legacoop Emilia Ovest, dicendogli di evitare conflitti di interesse e che il contenitore esiste già per la coop unica edile e che, semmai, dovrebbe essere Unieco e non la sua Sicrea. La crisi del colosso cooperativo, insomma, sta mettendo in fibrillazione il sistema coop su una vicenda che, al di là delle posizioni personali, riflette anche diversi modi di vedere il futuro di questo settore in quel mondo e in cui si scontrano vecchie e nuove generazioni. Di sicuro sembrano finiti i tempi in cui i dirigenti delle grandi cooperative potevano fare quello che volevano senza che Legacoop battesse ciglio.

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