Unindustria, Severi: Italia prenda esempio da modello reggiano foto

La relazione del presidente di Unindustria, Mauro Severi, durante il tradizionale momento di confronto e riflessione prima delle festività natalizie organizzato dalla sua associazione a Ruote da sogno

Più informazioni su

REGGIO EMILIA – “È tempo che il mondo politico e il corpo sociale diano, con coraggio, un nuovo ruolo alle troppo mortificate istituzioni. Come sapete Confindustria ha espresso il proprio sostegno alla riforma proposta dal governo. Una posizione legittima per un “corpo intermedio” che da decenni s’impegna per il rinnovamento del Paese e la competitività delle imprese”.

Lo ha detto il presidente di Unindustria, Mauro Severi, durante il tradizionale momento di confronto e riflessione prima delle festività natalizie organizzato dalla sua associazione a Ruote da sogno. Ha aggiunto il presidente: “Le imprese devono poter contare – da subito – su un assetto istituzionale e normativo, semplice e allo stesso tempo certo. Una condizione che le aiuti non solo far ripartire gli investimenti, ma anche a vincere la sfida costituita dalla quarta rivoluzione industriale. Dunque, non abbiamo alcun imbarazzo a ribadire che la riforma era e continua a essere, la precondizione per la modernizzazione del Paese”.

Ha detto Severi nella sua relazione: “Oggi chiediamo alle forze politiche di rispondere alle necessità e alle emergenze del Paese, al riposizionamento competitivo dell’industria e allo sfaldamento del progetto europeo. Per assolvere questi compiti è indispensabile evitare i tatticismi elettorali, visti all’opera in questi difficili giorni, che con molta probabilità ci accompagneranno nei prossimi mesi. La via maestra, al contrario, è raccontare agli italiani la verità e cioè che non ci sarà alcun miglioramento se il Paese si rifiuta di  raccogliere la sfida dell’efficienza e della competitività”.

E ha continuato: “Pochi mesi fa abbiamo salutato con soddisfazione il piano del governo che, per la prima volta e in maniera organica, si propone di mettere insieme manifattura e digitale per dare vita alla Fabbrica 4.0. Un’iniziativa che abbiamo condiviso. Molti imprenditori, infatti, hanno compreso da tempo che nel prossimo futuro le loro imprese saranno più connesse e flessibili; con più software e meno capannoni; con processi adattabili, controlli efficienti e lavoratori polivalenti.  Una sfida che solo pochissime imprese possono o potranno affrontare in solitudine”.

E poi passato all’accordo “reggiano” sul contratto metalmeccanico: “Un secondo segnale significativo è dato dall’accordo per il contratto dei metalmeccanici sottoscritto nel novembre scorso. In questo caso si tratta di un primo e importante passo verso un vero e proprio “rinnovamento” culturale che le imprese hanno  condiviso con il sindacato. L’accordo sottoscritto conferma il ruolo cardine del contratto nazionale a garanzia e tutela dei lavoratori, e rinvia gli aumenti salariali in azienda, vale a dire nel luogo dove si produce la ricchezza. Siamo di fronte a una svolta che ci auguriamo possa avviare – anche a Reggio Emilia – una nuova stagione  fondata sulla collaborazione tra imprese e lavoro. Un auspico tanto più giustificato se consideriamo che alla definizione dall’accordo hanno concorso, oltre ai segretari nazionali di FIM e UILM,  i reggiani Fabio Storchi, Presidente di Federmeccanica, e Maurizio Landini, Segretario Nazionale FIOM”.

E ha concluso: “Il piano Industria 4.0 e il Contratto dei metalmeccanici – appena richiamati – rappresentano due concreti elementi di speranza. Sono, infatti, due investimenti per il futuro di tutti dai quali possiamo apprendere una grande lezione: le soluzioni migliori si trovano solo in presenza di un confronto – anche aspro – nel quale nessuno deve prevalere e dove tutti concorrono alla definizione di una soluzione condivisa. Al contrario, nella recente competizione referendaria le scelte di ciascun partito hanno risposto, soprattutto, a logiche elettorali, mentre quelle dei cittadini sono state in larga misura guidate dalla frustrazione accumulata in anni di distacco dalla politica, dai partiti e dai loro rappresentanti. Pochi hanno votato per qualche cosa e in troppi hanno voltato contro qualcosa o qualcuno.  Sentimenti antitetici a quella collaborazione e a quella condivisione indispensabili per garantire la rinascita e il dispiegarsi delle potenzialità espresse dal sistema reggiano. Oggi, infatti, siamo a metà del guado e, proprio per questo, dobbiamo perseguire con risolutezza una strategia capace di legare tra loro innovazione e investimento nel capitale umano. L’innovazione alla quale faccio riferimento non è un fatto retorico bensì il prodotto di due elementi capaci di combinarsi virtuosamente tra loro. Il primo, è costituito dalle capacità e delle potenzialità espresse dal sistema produttivo locale. Il secondo è dato dalla possibilità di avviare, dal basso, una stagione di forte innovazione sociale. Una realtà come Reggio Emilia, infatti, può contare sui propri straordinari fondamentali”.

Successivamente si è svolta una conversazione con Gennaro Migliore, sottosegretario al ministero della Giustizia nel governo uscente, condotta dal giornalista e docente Massimiliano Panarari.

Più informazioni su