Ricordato il sacrificio dei sette fratelli Cervi e di Camurri

Vecchi: "Resistenza significa non piegarsi alle ingiustizie". Il presidente Manghi: "Fare accoglienza come la fecero i Cervi"

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REGGIO EMILIA – La nostra città oggi ha ricordato i sette fratelli Cervi e Quarto Camurri, nell’anniversario del loro eccidio: era il 28 dicembre 1943 quando Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio, i sette fratelli Cervi, vennero fucilati dai fascisti insieme a Quarto Camurri nel Poligono di tiro cittadino.

Vecchi: “Resistenza significa non piegarsi alle ingiustizie”
Ha detto il sindaco Luca Vecchi: “In un celebre articolo di molti anni fa Italo Calvino ricordava quando papà Cervi convocò i ragazzi e le ragazze insigniti della Medaglia d’Oro alla Resistenza e, assieme a loro, i genitori degli ex partigiani uccisi. Un dialogo commovente e importante fra chi piangeva i propri figli scomparsi e chi, protagonista attivo della Resistenza, pensava al futuro dell’Italia, a che tipo di Paese sarebbe dovuto uscire dal sacrificio di migliaia di famiglie. Ecco, io credo che il significato profondo della Resistenza non si fermi alla lotta di Liberazione, ma vada trasferito ai nostri ragazzi oggi, spiegando cosa accadde in quei frangenti e perché il sacrificio di tantissimi loro coetanei in quegli anni lontani stia alla base delle libertà e della democrazia di cui tutti possono godere nell’epoca odierna. La Resistenza è tanto più fondamentale e attuale oggi, come atteggiamento verso le ingiustizie, da rigettare sotto qualsiasi forma: significa capacità di non piegarsi davanti alla violenza, alle azioni coercitive, si sostanzia nell’indisponibilità al compromesso con chiunque, nel rigore e nella fedeltà verso principi che hanno ispirato la condotta di chi si spese in prima persona contro il nazifascismo. La società reggiana è nata, cresciuta e si è sviluppata nel solco di questa eredità valoriale di cui tutti noi dobbiamo andare orgogliosi e queste fondamenta vanno rinsaldate ogni anno di più”.

Il presidente Manghi: “Fare accoglienza come la fecero i Cervi”
Attualizzare l’accoglienza di casa Cervi, preservando e reiterando quel patrimonio di solidarietà che rappresenta il lascito dei fratelli Cervi e di tanti altri eroi e martiri della Resistenza nonché un valore fondante della nostra comunità.

Questo – unitamente alla necessità di pacificazione nel mondo di cui abbiamo quanto mai bisogno, anche alla luce dei recenti tragici accadimenti che hanno interessato l’Europa e non solo – il nucleo centrale dell’intervento con il quale il presidente della Provincia di Reggio Emilia, Giammaria Manghi, ha commemorato questa mattina al Poligono di tiro l’eccidio dei fratelli Cervi e di Quarto Camurri.

“È certo che si tratti di un tema delicato e scomodo, ma l’attuale situazione internazionale, che non genera ancora una società di eguali, impone un atteggiamento di responsabilità verso i migranti in fuga dalle guerre e dalla fame e anche Reggio Emilia è chiamata a proseguire nell’adempimento di un dovere di solidarietà al quale nessuno può sottrarsi. L’argomento è indubbiamente complesso ed è per certi aspetti il vero terreno di sfida di questi anni: a maggior ragione, dunque, va affrontato senza slogan e sbrigatività di pensiero, in un atteggiamento di responsabilità e coinvolgimento corale, accompagnato da impegni e regole precise, dall’Europa, all’Italia a ogni comune della nostra provincia”, ha detto il presidente Manghi sottolineando “la necessità di fare accoglienza oggi, nella nostra quotidianità, proprio come casa Cervi assicurò rifugio e ospitalità a tanti che erano in cerca di difesa e protezione”.

Il presidente della Provincia – che dopo la deposizione di una corona di fiori al poligono si è recato al Museo Cervi di Gattatico per un dibattito sul tema ‘Dalla Resistenza alla Costituzione. Attualità del sacrificio dei Sette Fratelli Cervi’ – ha concluso riprendendo un passaggio del discorso di Piero Calamandrei al Teatro Eliseo di Roma in occasione di una manifestazione dedicata proprio ai fratelli Cervi: “La storia è fatta di una serie continua di scelte: anche l’Italia, dieci anni fa, fece una scelta. Tra la libertà e la servitù, tra il privilegio e la giustizia, tra l’umanità e la ferocia, il popolo italiano fece la sua scelta; e questa si chiamò Resistenza. Questa è ancora la nostra scelta, questa sarà la scelta del nostro avvenire”.

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