‘Ndrangheta , altri dodici a processo per “Aemilia”

La procura antimafia ha otttenuto il rinvio a giudizio di presunti prestanome del clan. I difensori: "Non sono illeciti, ma rapporti di parentela"

REGGIO EMILIA – Altre dodici persone sono state rinviate a giudizio dal giudice dell’udienza preliminare Alberto Gamberini di Bologna su richiesta del pm antimafia Beatrice Ronchi nell’ambito della maxi inchiesta “Aemilia” bis. Saranno processate a Reggio Emilia e sono accusate a vario titolo di aver aiutato il clan a gestire i beni proventi delle attività del clan Grande Aracri. Gli avvocati difensori degli imputati sostengono che non vi sia stato alcun illecito ed agevolazione del clan, ma che si sia trattato solo di normali rapporti di parentela. Il processo inizierà il 29 marzo, come rivlea in esclusiva la “Gazzetta di Reggio”.

Altri undici imputati hanno optato per riti alternativi rispetto al processo ordinario, e affronteranno il Gup dal 10 aprile prossimo.

A giudizio sono stati rinviati i fratelli Vertinelli, Palmo e Giuseppe, imprenditori (difesi dagli  avvocati Alessio Fornaciari , Teresa Corradi e Maria Battaglini); Donato Agostino Clausi Donato, commercialista, che per l’accusa sarebbe stato il professionista di riferimento del pentito Giuseppe Giglio nel creare architetture societarie che nascondessero i reali proprietari di alcune aziende.

Sotto accusa vi sono anche i figli dei Vertinelli (Giuseppe di 30 anni, un Antonio di 30 e uno di 26 anni); Giovanna Schettini (moglie del Giuseppe Vertinelli senior) e Tania Giglio (figlia del pentito Giuseppe). “L’aggravante mafiosa non può discendere da un rapporto di parentela”, hanno sottolineato i difensori affermando che le attività di gestione del denaro dei parenti degli imputati di Aemilia non è stata fatta per favorire la cosca.

A giudizio anche l’imprenditore Mario Mazzotti con Antonio e Francesco Giglio (accusati di essere stato un “prestanome”), e Gaetana Crugliano.