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La nipote di Ocalan: Erdogan, fascista che opprime i curdi

La giovane deputata curda: "La Turchia è stata fatta sprofondare nel caos da un regime orribile. Mio zio ha la soluzione per porre fine a tutto questo, ma nessuno lo ascolta"

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REGGIO EMILIA – “Dopo le elezioni del 7 giugno abbiamo ottenuto una grande percentuale, superando lo sbarramento elettorale. Siamo andati in Parlamento per portare avanti una soluzione pacifica della questione curda. Ma è iniziata subito una guerra feroce contro il nostro popolo con bombardamenti delle città e civili bruciati vivi nelle loro cantine a causa degli attacchi dello stato turco”.

Chi parla è Dilek Ocalan, 29enne, nipote di Abdullah Ocalan, lo zio rinchiuso in isolamento dal 1999 nella prigione di Imrali, unico carcerato su questa isola nel Mar di Marmara. Il Partito Democratico dei Popoli, in curdo Partiya Demokratik a Gelan (HDP) è un partito politico che unisce forze filo-curde e forze di sinistra della Turchia che lottano per dare un’autonomia alla regione curda, nel sud-est del paese, che il governo ha sempre negato.

Continua la giovane deputata curda: “La Turchia è stata fatta sprofondare nel caos, invece che andare verso una soluzione della crisi, da un regime fascista che voleva solo un governatore, un’identità e una religione contro la volontà dei popoli che volevano invece creare un’alleanaza democratica non facendo distinzione fra lingue, identità e religione”.

Il 4 novembre 2016 sono stati  arrestati i leader del partito e alcuni parlamentari. Fra questi Selahattin Demirtas e la sua vice Figen Yuksekdag come presunti sospetti per l’autobomba esplosa davanti alla sede della polizia di Diyarbakir. Erdogan in questi mesi, dopo il fallito golpe contro di lui, ha attuato una repressione durissima incarcerando magistrati, giornalisti e attivisti.

Dice Dilek: “Viviamo in un Paese dove la popolazione subisce violenza in ogni momento della vita quotidiana. La Turchia è la vergogna della democrazia, ma la repressione che viviamo ogni giorno non viene riconosciuta da nessuno. Noi abbiamo cercato di portare avanti una convivenza pacifica e abbiamo cercato di essere la voce di tutti quelli che hanno subito violenza, ma, in cambio, abbiamo subito sempre più attacchi e repressione. Hanno tolto perfino l’immunità parlamentare ai nostri deputati che oggi stanno in carcere”.

In carcere ci sono dodici deputati dell’Hdp, compresi due copresidenti e sette donne. Ma dietro le sbarre sono finiti anche ex parlamentari e sindaci curdi che portavano avanti il loro lavoro. Continua Dilek: “Tutti quelli che parlano di convivenza vengono portati in carcere. Dobbiamo alzare la nostra voce e dire che noi crediamo in questi valori democratici, nonostante tutto. Il popolo curdo vuole convivenza e democrazia”.

Il loro leader Abdullah Ocalan è incarcerato all’ergastolo. Dice la deputata curda: “L’ultima volta che qualcuno lo ha visto è stato il 5 aprile 2015, perché in quel momento c’erano i negoziati per trovare una soluzione pacifica, ma poi non c’è stato più nessun contatto. Prima di allora, per cinque anni, nessun avvocato lo ha potuto vedere e da tre anni non vede nessun familiare. La Turchia sta negando tutti i suoi diritti con questo comportamento, ma sbaglia perché il dialogo con Ocalan è quello che porta a una soluzione della questione curda. Lui può portare avanti una soluzione pacifica anche per tutti i popoli del medioriente che oggi stanno leggendo i suoi scritti. La resistenza nel nord della Siria, viaggia sull’esempio degli scritti di mio zio e questa organizzazione ha dimostrato di essere in grado di respingere un nemico come Daesh (il nome arabo dello stato islamico, ndr) e di trovare una convivenza con tutti i popoli. Questo è quello che lui chiama confederalismo democratico”.

E conclude: “La Turchia sa benissimo che i curdi sono in grado di portare avanti una soluzione al conflitto che si è generato. Il governo non ce l’ha”.

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