Aemilia, il pentito Giglio accusa Pagliani

Dice al giudice: "Fu contattato dalla cosca per un intervento politico, mirato stoppare la raffica di interdittive antimafia emesse in quel periodo dal prefetto. Si incontrò con Sarcone". Pagliani: "Palesemente false le sue dichiarazioni"

REGGIO EMILIA – Non c’e’ pace per l’esponente reggiano di Forza Italia Giuseppe Pagliani. A pochi giorni dalla decisione della Dda di Bologna di impugnare la sentenza che nell’abbreviato del processo di ‘ndrangheta “Aemilia” conclusosi il 22 aprile, che ha assolto l’attuale consigliere comunale di Reggio dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, a puntare il dito contro l’azzurro e’ oggi il pentito Giuseppe Giglio.

Interrogato questa mattina dal presidente del collegio dei giudici di Aemilia, Francesco Caruso, Giglio ha infatti ribadito che l’avvocato di Arceto fu contattato dalla cosca per un intervento politico, mirato stoppare la raffica di interdittive antimafia emesse in quel periodo dal prefetto di Reggio Antonella De Miro. In particolare, Giglio fa riferimento all’incontro avvenuto il 2 marzo del 2012 nell’ufficio di un altro indagato del processo, Nicolino Sarcone, in cui “ci sarebbero stati accordi” tra Pagliani, Sarcone e Alfonso Diletto.

“Diletto mi ha detto che ci sono stati accordi e l’accordo era che, visto che in quel periodo c’erano diverse interdittive, Pagliani doveva intervenire con una persona su in alto. E poi c’erano diversi lavori che doveva far prendere alle ditte (edili, guidate da esponenti della cosca, ndr)”. Incalzato da Caruso sull’identita’ della persona che avrebbe avuto il potere di bloccare l’operato di un prefetto, Giglio dichiara di non conoscerla, precisando pero’ che “Pagliani la conosceva benissimo e doveva intervenire”.

Il politico reggiano, coinvolto nell’inchiesta della Direzione antimafia di Bologna insieme all’ex assessore Pdl di Parma Giovanni Bernini, anche lui prosciolto dalle accuse, aveva nei giorni scorsi commentato l’iniziativa dei Pm bollandola come “accanimento giudiziario” nei suoi confronti. Giglio ha riferito poi di non essere a conoscenza di interferenze nella campagna elettorale di Parma del 2012, mentre ha confermato le accuse nei confronti di Giuseppe Iaquinta, padre dell’ex calciatore Vincenzo.

“Non so se si siano incontrati direttamente con Nicolino Grande Aracri – spiega il pentito – ma so che avevano rapporti. Iaquinta fu invitato al matrimonio delle figlie di Grande Aracri”. Inoltre Iaquinta avrebbe avuto delle “situazioni” in essere con il clan emiliano, relative a detta di Giglio a “false fatturazioni”.

Pagliani: “Palesemente false le dichiarazioni di Giglio, fotocopia delle falsità espresse in data 23 marzo scorso”
Il capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Pagliani, replica: “Sono palesemente false e diffamatorie le dichiarazioni che ha reso l’imputato Giglio, rimango ancora una volta attonito di fronte a queste palesi falsità imboccate da qualcuno senza alcun elemento riportato e senza alcun dato fornito. Perfettamente come accadde il 23 di marzo scorso, le dichiarazioni di Giglio  sono  del tutto inverosimili  e completamente smentite da tutte le prove acquisite nel processo che mi riguarda, oltrechè dal Tribunale del Riesame, la cui ordinanza è passata in giudicato e dalla sentenza di assoluzione emessa dal tribunale di Bologna in data 22 aprile scorso che mi assolve completamente da una accusa falsa ed infamante. Basta la lettura di queste dichiarazioni, tutte peraltro “per sentito dire” e riferite da persona a me completamente sconosciute, per capirne la falsità. Si parla infatti di presunti lavori che io avrei dovuto apportare, la verità, però, è che nel 2012 io ero un consigliere provinciale all’opposizione e non avevo alcun potere di decisionale su appalti e lavori pubblici. Oltretutto quali favori elettorali avrei preteso se le prime elezioni si sarebbero celebrate non prima di due anni e mezzo dal marzo 2012? La verità è che non è mai esistito nessun patto, e tutti i testimoni lo escludono categoricamente in tutti gli atti del processo. La memoria difensiva di 70 pagine presentata dai miei difensori, oltre alle loro arringhe in udienza, hanno definitivamente smantellato l’intero impianto accusatorio della procura di Bologna, il cui accanimento nei miei confronti ha raggiunto davvero limiti inaccettabili. La mia assoluzione perché il fatto non sussiste, oltre all’ordinanza del tribunale del Riesame che tranciava completamente le accuse della procura sono l’unica risposta alle affermazioni false ed inconsistenti di qualcuno che cerca di salvare se stesso senza sapere cosa dice. Ricordo che le stesse dichiarazioni fotocopia di Giglio del marzo scorso non sono state ritenute attendibili dal GUP di Bologna il quale ha condannato Giglio alla pena di 12 anni e sei mesi di detenzione”.

La precisazione del legale, l’avvocato Sivelli
“Mi sento in dovere di intervenire in merito alle notizie pubblicate dai Vostri quotidiani che danno ampio risalto alle dichiarazioni rese nel corso del dibattimento del processo “Aemilia” dall’imputato Pino Giglio che avrebbe riferito di un coinvolgimento del mio assistito Giuseppe Pagliani nei reati posti in essere dall’associazione. Il diritto di cronaca certamente Vi legittima a riportare quanto riferito dal sig. Giglio nei confronti di un personaggio che, come il mio assistito, ricopre cariche pubbliche, ma ritengo che sia dovere del giornalista riferire ai propri lettori alcune circostanze che, a mio avviso, non sono di poco rilievo.  Diversamente, la notizia di quelle accuse vanificherebbe le decisioni “assolutorie” (certo, non ancora definitive) pronunciate sia dal Tribunale del Riesame di Bologna che dal Giudice dell’udienza preliminare all’esito del procedimento celebratosi nelle forme del rito abbreviato. L’avv. Pagliani, per poter dimostrare, in tempi rapidi, l’infondatezza delle gravissime accuse che gli venivano contestate dai Pubblici Ministeri della Procura di Bologna, ha scelto di essere giudicato nelle forme del rito abbreviato che, come noto, si celebra utilizzando tutti gli atti raccolti unilateralmente dall’accusa. Questa scelta “coraggiosa” gli impedisce ora di potersi difendere nella sede processuale dalle dichiarazioni accusatorie del Sig. Giglio. Le affermazioni di quest’ultimo potrebbero infatti essere facilmente smentite dagli atti di indagine della Procura e contestate in sede di controesame dalla difesa dell’avv. Pagliani. Il sig. Giglio infatti non ha partecipato all’incontro del 2 marzo e neppure alla cena del 21 marzo al ristorante Antichi Sapori e non ha mai, mai, incontrato l’avv. Pagliani, né ha con lui intrattenuto conversazioni telefoniche. Anche i riferimenti alle “interdittive” (che da quanto ho letto nei Vostri articoli sarebbero state, secondo il sig. Giglio, oggetto di interessamento dell’avv. Pagliani) sono palesemente erronei ed infondati come emerge anche dalla semplice lettura del capo d’imputazione contestato dai Pubblici Ministeri all’avv. Pagliani. Se è corretto riportare quelle dichiarazioni è anche dovere del giornalista evidenziare che quelle dichiarazioni vengono rese da un imputato che sta tentando di guadagnare i benefici che spettano ai collaboratori e quindi di assecondare la tesi dell’accusa, tesi che, come ho già detto, ma è giusto ribadirlo, è stata ritenuta infondata sia dal Tribunale del Riesame che dal Giudice dell’udienza preliminare. Consentitemi infine di esprimere il mio stupore nell’apprendere che vengono poste domande e viene svolta un’istruttoria nei confronti di una persona che non è imputata in quel processo e che conseguentemente non può difendersi”.