Made in Italy, convegno sulla nuova rivoluzione industriale

Sabato al Centro Malaguzzi un convegno Cna sul Made in Italy e la nuova rivoluzione industriale con l'imprenditore-filosofo Brunello Cucinelli

REGGIO EMILIA – Il valore presente e futuro dell’economia “del fare”, una produzione sostenuta dal 4.0 in cui l’innovazione tecnologica diventa valore al servizio della manifattura e non il contrario. Sono questi i temi al centro del convegno nazionale di Cna Reggio “Made in Italy 4.0” in programma sabato 19 novembre alle 9.15 presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi. Un evento pubblico di grande rilevanza per avviare una riflessione sulla nuova “Rivoluzione Industriale”.

Dopo i saluti del sindaco Vecchi e del presidente provinciale Cna Nunzio Dallari, interverranno il presidente della Regionea, Stefano Bonaccini, l’imprenditore umbro Brunello Cucinelli, presidente della Brunello Cucinelli SpA, azienda leader nella produzione di cashmere, Francesco Venier, docente di organizzazione aziendale Università di Trieste, e il segretario generale CnaA Sergio Silvestrini.

“Questa rivoluzione industriale – spiega Dallari – non meno di quelle che l’hanno preceduta, avrà un impatto profondo sulle filiere di produzione, sui servizi e sul lavoro. Le nostre imprese non vogliono essere spazzate via dal futuro. Vogliono continuare a farne parte anziché chiudersi in se stesse. Questo è il significato più evidente del convegno: aprirsi al futuro senza rinunciare alle nostre radici che hanno fatto la fortuna del nostro paese e dell’Emilia in particolare”.

Con Bonaccini e Venier, si parlerà di impresa 4.0 e di come trovare un equilibrio tra la nuova rivoluzione industriale/tecnologica e l’identità – emiliana ed italiana – del bel paese, della creatività, di quel saper fare che spesso richiede tempo per produrre il meglio. Cucinelli, imprenditore-filosofo per la sua visione di un’azienda umanistica fondata sulla dignità della persona e l’etica del lavoro, si concentrerà sulla centralità delle persone anche nell’epoca in cui molti tendono ad estremizzare l’automazione, ipotizzando addirittura la sostituzione dell’uomo con la macchina.