Lavoratori delle Poste in sciopero venerdì prossimo

La protesta è contro l'aumento della privatizzazione di Poste e la riorganizzazione del recapito e degli uffici postali

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REGGIO EMILIA – Si terrà venerdì lo sciopero generale nazionale di tutti i lavoratori e le lavoratrici di Poste Italiane in protesta contro l’aumento della privatizzazione di Poste e la riorganizzazione del recapito e degli uffici postali. Uno sciopero proclamato dai sindacati nazionali di categoria che si aggiunge alla mobilitazione indetta, dal 24 ottobre al 23 novembre, con lo sciopero degli straordinari per un intero mese.

Poste Italiane a  Reggio Emilia e provincia è una realtà importante che conta oltre 800 dipendenti (4.000 in regione e 140.000 a livello nazionale), 9 centri di recapito e  una settantina di uffici. A livello regionale invece i dipendenti sono circa.

Una giornata in cui si preannunciano forti disagi e che prevede diverse manifestazioni regionali su tutto il territorio. Per l’Emilia-Romagna una manifestazione si terrà a Bologna, è previsto il corteo con partenza da Porta Lame alle ore 9 circa per raggiungere la sede regionale di Poste in via Zanardi. Qui si terranno gli interventi conclusivi di Cinzia Maiolini della segreteria nazionale Slc Cgil, Bruno Pinto della segreteria nazionale Slp Cisl e Vincenzo Colla segretario Cgil Emilia Romagna.

Slc Cgil, Slp Cisl, Failp Cisal, Confsal Com, e Ugl Comunicazioni spiegano che la mobilitazione mira a “scongiurare la vendita e la privatizzazione di un’ulteriore quota del pacchetto azionario di Poste Italiane e per ribadire l’importanza che una Azienda di servizi e di logistica rimanga di indirizzo pubblico e possa essere un asset strategico per il rilancio del nostro Paese e non un altro pezzo di Paese svenduto sul mercato per fare cassa”.

Il timore di sindacati e lavoratori è quello di arrivare ad avere, in un settore come quello delle comunicazioni, un’azienda privata che serva solo a fare profitto e “che finisca, come abbiamo già visto in altre aziende pubbliche, in uno “spezzatino” infinito dove si perde occupazione: vogliamo evitare un decadimento del servizio pubblico universale e una macelleria sociale che lascia il buono ai privati e il cattivo al pubblico e quindi un unicità aziendale”.

Ma le proteste riguardano anche altre problematiche: si evidenziano ad esempio – spiegano i sindacati “continue pressioni commerciali del settore di Mercato Privati per la vendita anche di prodotti ad alto rischio finanziario, snaturando il lavoro di Poste come fosse una grande banca di affari”.

Ma i lavoratori lamentano anche il crescente disagio negli uffici postali causato dalla cronica mancanza di personale, dalla cattiva organizzazione del lavoro e dalla mancanza di strumentazione idonea alle operazioni dell’ufficio. Così come il maggior utilizzo di contestazioni disciplinari per instaurare un clima di paura e di oppressione di tipo gerarchico.

“Scioperiamo anche per il rispetto degli accordi – concludono Slc Cgil, Slp Cisl, Failp Cisal, Confsal Com, e Ugl Comunicazioni – soprattutto quello del 25 settembre 2015 che prevedeva una gestione condivisa degli esuberi provocati dalla riorganizzazione del recapito, un rilancio sulla logistica e sulla gestione dei pacchi generati dal commercio on line, il mantenimento dell’unicità aziendale, investimenti di mezzi e modernizzazione di tutta la parte informatica. Questo chiedono i lavoratori di Poste Italiane, oltre ad avere un rinnovo del contratto nazionale scaduto nel 2012”.

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