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Il Papa ai preti: “Assolvete medici e donne che abortiscono”

Il pontefice ha chiuso il Giubileo. E con la lettera apostolica 'Misericordia et misera' dà disposizioni concrete. L'aborto resta un "peccato grave" ma bisogna "accompagnare i penitenti"

CITTÀ DEL VATICANO – Papa Francesco ha chiuso il Giubileo straordinario ma ribadisce che la misericordia “non può essere una parentesi della vita della Chiesa”. E con la lettera apostolica ‘Misericordia et misera’, firmata dopo la messa conclusiva dell’Anno Santo e resa nota 24 ore più tardi, il pontefice dà disposizioni concrete: diventa permanente la possibilità per i sacerdoti di assolvere chi ha procurato l’aborto, viene concessa una proroga “fino a nuove disposizioni” alla validità delle confessioni celebrate dai sacerdoti lefebvriani e viene confermato il mandato dei missionari della misericordia, che erano stati inviati a predicare, ascoltare e perdonare i fedeli.

E poi, per sottolineare che la misericordia è un “valore sociale” e che deve spingere “a rimboccarsi le maniche per restituire dignità a milioni di persone”, viene istituita la giornata mondiale dei poveri, da celebrare in tutta la Chiesa nell’ultima domenica del tempo ordinario, quella in cui quest’anno si è vissuto il Giubileo delle persone socialmente escluse.

Davanti alle critiche dell’ala integralista, sfociate nella lettera firmata dai quattro cardinali guidati da Leo Burke, Bergoglio rilancia senza esitazioni la propria linea. Scandisce che “niente di quanto un peccatore pentito pone dinanzi alla misericordia di Dio può rimanere senza l’abbraccio del suo perdono” e chiarisce che “è per questo motivo che nessuno di noi può porre condizioni” alla clemenza divina. Rintuzza il clero affermando che “comunicare la certezza che Dio ci ama non è un esercizio retorico ma una condizione di credibilità del proprio sacerdozio” e ricordando che “noi per primi siamo stati perdonati in vista di questo ministero”. E torna ad affrontare proprio il tema focale della discordia, quello delle famiglie che è stato al centro del sinodo e della contestata esortazione apostolica Amoris Laetitia.

Quando il sentiero della vita nuziale è “interrotto da sofferenza, tradimento e solitudine”, scrive il Papa, l’esperienza della misericordia “ci rende capaci di guardare a tutte le difficoltà con l’atteggiamento dell’amore di Dio che non si stanca di accogliere e accompagnare”. E ai sacerdoti è chiesto quindi “un discernimento spirituale attento, profondo e lungimirante” per comprendere che “ognuno porta con sé la ricchezza e il peso della propria storia”. Parole che confermano l’indicazione di valutare singoli casi, in virtù della quale Amoris Laetitia non ha escluso l’accesso alla comunione anche per i divorziati risposati.

Alla comunione, adesso, potranno accedere con meno ostacoli formali anche madri e medici che hanno causato un aborto. Finora per loro scattava in automatico la scomunica che poteva essere sciolta solo da un vescovo o da un suo delegato.

Bergoglio adesso ribadisce – e lo fa, come scrive nella lettera, “con tutte le mie forze” – che l’aborto “è un peccato grave perché pone fine a una vita innocente”, ma ai sacerdoti chiede di farsi “guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti” in un cammino “di speciale riconciliazione”.

È necessari che si eviti la “tentazione di fare la teoria della misericordia” e la si renda invece “tangibile e concreta”. Si tratta di agire con “fantasia” perché “le opere di misericordia sono artigianali: nessuna di esse è uguale all’altra”. L’obiettivo, chiarisce però Bergoglio, deve essere rispondere “con la vigilanza e la solidarietà” alle condizioni “che attentano alla dignità delle persone”. E il Papa elenca quelle che ritiene prioritarie: “Non avere il lavoro e non ricevere il giusto salario, non poter avere una casa o una terra dove abitare, essere discriminati per la fede, la razza, lo stato sociale”.