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“Noi, in lotta con l’Isis come i partigiani contro i fascisti”

Il parlamentare iracheno Arez Abdullah è a Reggio in questi giorni con una delegazione curda ospite dell'Anpi: "Sconfiggeremo Daesh, ma dovete continuare ad aiutarci anche dopo"

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REGGIO EMILIA – “Noi siamo partigiani e io sono stato un peshmerga. Da sempre abbiamo lottato e seguito l’esempio dei partigiani italiani. Avevamo anche noi una dittatura fascista come quella di Mussolini”. Arez Abdullah, parlamentare iracheno del Kurdistan e presidente del Comitato petrolio e gas del Parlamento è  in visita a Reggio in questi giorni con una delegazione ospite dell’Anpi, l’associazione nazionale partigiani italiani. Reggio Sera lo ha incontrato e ha parlato con lui della delicata situazione irachena e della guerra contro l’Isis che i peshmerga curdi stanno portando avanti insieme all’esercito iracheno.

Come sta procedendo la guerra all’Isis e, in particolare, l’attacco a Mosul?
La guerra contro l’Isis è cominciata. E’ la prima volta che c’è questa collaborazione fra Kurdistan e governo centrale contro l’Isis, insieme all’Italia e alle forze internazionali. Ogni giorno che passa l’esercito iracheno e i peshmerga curdi avanzano. La guerra è molto dura e abbiamo avuto tanti martiri, ma stiamo andando verso la vittoria e siamo sicuri che la conseguiremo. La nostra domanda è cosa accadrà dopo che avremo sconfitto l’Isis.

Appunto, se riuscirete a conquistare Mosul cosa accadrà dopo secondo lei?
A combattere ci sono anche le milizie sciite che devono stare fuori. Entrerà l’esercito iracheno. Senza l’intervento dei peshmerga, tuttavia, Mosul non sarà mai liberata. Ma voglio chiarire che i peshmerga curdi non hanno mai chiesto di entrare a Mosul se non per combattere la guerra.

Come vede il futuro dell’Iraq del nord dopo la sconfitta dell’Isis?
Noi, dopo la caduta dell’Isis, dobbiamo raggiungere un accordo con tutti i componenti dei partiti politici dell’Iraq e, sopratutto, avremo bisogno dell’appoggio dei nostri attuali amici, come l’Italia. Se i partiti iracheni non arrivano a un accordo, ci possono essere molti problemi, soprattutto a Mosul. Lì ci sono i cristiani che rischiano di essere annientati e gli stessi curdi yazditi e i musulmani sciiti che possono avere dei problemi. Ci deve essere un accordo e dobbiamo avere l’appoggio internazionale per difendere i curdi yazditi e i cristiani di Mosul.

Qual è il ruolo dell’Italia nel contesto della guerra all’Isis?
L’Italia ha un ruolo positivo nell’aiutare l’esercito iracheno e i peshmerga curdi. Stanno addestrandoli, ci sono consiglieri militari e ci fornisce aiuto con armamenti. E’ uno dei Paesi che ci sta sostenendo maggiormente.

Come sono le relazioni fra il Kurdistan del nord e il governo centrale?
Sicuramente l’Iraq è un paese unico, ma ci sono problemi politici e legali da risolvere.

Dopo la caduta di Saddam Hussein, dato che il vostro paese è a maggioranza sciita, si è creata una situazione ribaltata rispetto a prima quando governava una minoranza sunnita. Questo ha creato e crea contrasti inevitabili. Come potranno convivere domani in Iraq sciiti e sunniti e le altre minoranze?
Noi siamo in un momento di transizione e dobbiamo fare un passo alla volta in avanti. C’è una barriera nei nostri confronti e una grossa paura. Per quello dobbiamo stare attenti che non si sprofondi in una guerra civile e non vengano creati nuovi Isis. In Iraq, in base alla Costituzione, abbiamo democrazia e federalismo. Se dobbiamo dividere il nostro paese in base al federalismo, i poteri vanno suddivisi e ogni provincia e ogni regione deve avere la sua autonomia. Questo può risolvere molti nostri problemi. Per esempio a Mosul ci sono yazditi curdi e ci sono cristiani siriani. Dopo la loro liberazione, magari, si vorrebbero autogovernare ma, già oggi, ci sono politici che non sono d’accordo con questa idea. Loro chiedono di essere autonomi e autogovernarsi e hanno una vasta area. I Paesi che ci stanno aiutando per annullare l’Isis, in futuro, ci dovranno aiutare per risolvere questi problemi. Sopratutto per creare una zona autonoma a Mosul per cristiani e yazditi dove possano autogovernarsi.

Qual è il grado di autonomia odierno del Kurdistan iracheno del nord?
Abbiamo un’autonomia abbastanza ampia, ma ci sono zone dove siamo in contrasto con il governo centrale. Queste aree. come quella di Kirkuk e una parte di Mosul, ad esempio, vogliono aggregarsi a noi. Ma il governo centrale non è d’accordo. Questo è un problema. Non è stata organizzata una relazione fra il governo centrale e quello del Kurdistan. Abbiamo un governo iracheno, un parlamento iracheno e un Parlamento del Kurdistan, ma tra questi due Parlamenti non ci sono rapporti. Dovremmo avere un luogo, come un Senato federale per esempio, unico, che sovraintendesse alle attività di tutto il governo e dei parlamenti e che conservasse i diritti delle regioni autonome.

Che rapporti ci sono oggi fra i curdi iracheni e siriani?
I curdi siriani hanno avuto un ruolo molto importante nell’indebolire l’Isis e i curdi iracheni. Ma non c’è un legame ufficiale: siamo in due paesi diversi. Ad esempio nel 2014, quando è stata occupata Mosul, i curdi siriani ci hanno aiutato soprattutto nella zona di Sinjar, a maggioranza yazdita.

Come sono oggi i rapporti fra il Kurdistan iracheno e la Turchia?
Vanno molto male, perché la Turchia ha occupato una parted el nostro territorio. Tutti i giorni bombardano i nostri confini con la scusa che ci sono i miliziani del Pkk, ma non è vero.

Ma esiste un rapporto fra curdi iracheni e il Pkk?
Non abbiamo alcun rapporto ufficiale con il Pkk che sta in territorio turco. Se ci sono, magari stanno nelle zone del kurdistan iracheno in posti dove è difficile arrivare anche per noi. Ma la Turchia è venuta alla luce del sole nel nostro territorio.

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Arez Abdullah

Voi siete stati invitati a Reggio dall’Anpi. In qualche modo vi sentite vicini ai vecchi partigiani italiani nella vostra lotta per l’autonomia?
Noi siamo partigiani e io sono stato un peshmerga. Da sempre abbiamo lottato e seguito l’esempio dei partigiani italiani. Avevamo anche noi una dittatura fascista come quella di Mussolini. Senz’altro per noi una relazione fra un’organizzazione come questa e noi è importante e necessaria. Vogliamo avere un rapporto con la popolazione italiana e, con il vostro Paese, una relazione economica, ma anche un accordo militare e diplomatico. Abbiamo l’ambasciata italiana a Baghdad e il vostro consolato ad Erbil, in Kurdistan. La nostra presenza qua è un omaggio ai partigiani italiani.

Cosa vi aspettate dall’Italia?
Noi vogliamo che continui a fare quello che sta facendo adesso e che continui a supportarci anche dopo la fine della guerra contro l’Isis.

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