Mafie, Aemilia: azienda svenduta al prezzo di un caffè

Il titolare in aula: "Ho dovuto. Mi dicevano: "Concimiamo il campo con il tuo sangue"

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REGGIO EMILIA – Un’azienda che sarebbe stata svenduta al prezzo di un caffe’. Non era una societa’ in salute la “Naturalmente srl”, che a Campagnola Emilia gestiva un parco adibito a location per matrimoni. Era infatti indebitata con le banche, che vantavano crediti per 35.000-40.000 euro. Ma la cosca l’avrebbe voluta lo stesso a tutti i costi, “o con le buone, o con le cattive”.

E’ iniziato cosi’ l’incubo dell’imprenditore reggiano Pietro Ferrari che, dopo mesi di minacce e pressioni quotidiane, ha ceduto nel 2009 la proprieta’ delle sue quote, il 95% della “Naturalmente” del valore di 9.500 euro circa, per un simbolico euro. Il prezzo di un caffè che, tra l’altro, non gli e’ nemmeno mai stato pagato. A raccontarlo lo stesso imprenditore sentito oggi come testimone nell’udienza del processo Aemilia contro la ‘ndrangheta, in corso nel tribunale reggiano.

Ferrari ha puntato il dito contro quelli che, a suo dire, sarebbero i suoi presunti aguzzini: Antonio Valerio, considerato il braccio destro del capo bastone locale a Reggio, Nicolino Sarcone, e Roberto Turra’. “L’azienda – diceva Valerio – deve essere mia o di nessun altro” mentre Turra’, come denuncio’ Ferrari in due occasioni ai carabinieri di Reggio, era ancora piu’ esplicito. Se l’imprenditore non avesse obbedito “il campo lo concimiamo non con il sangue di bue, ma con un altro tipo di sangue”, e’ una delle frasi messe a verbale. E poi c’erano le visite continue, a casa e sul posto di lavoro, che i due, considerati affiliati alla ‘ndrangheta, sostenevano fosse “cosa loro”.

“Non si viveva piu’ – racconta l”imprenditore – venivano tutti i giorni, durante i matrimoni, le quote le ho dovute cedere. E neanche l’euro mi hanno dato”. Ai lavori dell’aula era presente con la fascia Tricolore anche il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, che proprio nei giorni scorsi ha auspicato una maggiore presenza in aula degli amministratori pubblici per sostenere i testimoni che denunciano (fonte Dire).

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