Le rubriche di Reggiosera.it - Editoriali

Il locale a luci rosse che sbeffeggia le autorità

Comune, forze dell'ordine e magistratura sembrano impotenti di fronte ad attività come quella del Guidobaldo

Più informazioni su

REGGIO EMILIA – Sulla vicenda del Guidobaldo, il locale di fianco alla sede polizia municipale in via Brigata Reggio in cui, da tempo, si fa sesso a pagamento, come evidenziato anche da un servizio de Le Iene, al di là “di suggestioni di immediata presa”, come scrive il Comune nella sua replica piuttosto burocratese, bisognerebbe fare alcune considerazioni.

Scoprire che di fianco alla sede della polizia municipale, che dovrebbe essere un presidio di legalità, da molti anni si susseguono locali in cui, per citare il servizio, “una tromb… costa 70-80 euro e un pomp…ne costa 50”, non fa ridere ma piuttosto fa piangere il cittadino medio. E dovrebbe fare arrabbiare gli agenti della Municipale che dovrebbero sentirsi presi per i fondelli da un’attività di questo tipo svolta proprio di fianco a loro.

Sì, perché l’amministrazione comunale è molto solerte nell’appioppare multe a chi passa con l’arancione quasi rosso (vedasi il caso di piazzale Tricolore), oppure nel fare appostare accertatori della sosta pronti a piombare sulle nostre auto non appena scade il tempo del parcheggio. Insomma, in sostanza, c’è chi porta avanti locali a luci rosse e non paga e c’è chi passa col rosso e paga.

E noi lo troviamo giusto e paghiamo. Perché, così ci hanno insegnato, chi sbaglia paga. Però, cara Amministrazione, di fronte a tanto rigore nei confronti dei cittadini onesti, ci piacerebbe anche che chi organizza serate di sesso a pagamento (e fra l’altro è pure già a processo per sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione), venisse messo nelle condizioni di non lavorare più nella nostra città. Perché un’attività di questo tipo potrebbe portare dietro di sé il rischio di evasione fiscale, problemi igenico sanitari e, non da ultimo, quello dello sfruttamento del corpo femminile.

Stesso discorso vale per le altre forze dell’ordine, polizia e carabinieri, che, evidentemente, in questi anni non sono riusciti a stroncare questa attività nonostante le segnalazioni del Comune. Un plauso, poi, va anche alla magistratura che ha iniziato un processo ai gestori di questo e altri locali, cinque anni fa, che è ancora al primo grado. Speedy Gonzales, insomma.

L’altra considerazione, siccome non siamo bacchettoni e pensiamo che ognuno del proprio corpo possa fare ciò che vuole, è che serve al più presto in questo Paese una legge che regolamenti la prostituzione. Per fare emergere questo fenomeno e indirizzarlo verso la legalità in modo che chi lo esercita e chi lo gestisce paghi le tasse (oggi non possono essere pretese dato che la prostituzione non è regolamentata e non viene considerata un lavoro, ndr) e lo pratichi in condizioni igienico sanitarie controllate e senza alcun tipo di sfruttamento.

 

Più informazioni su