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Le rubriche di Reggiosera.it - Interventi

Gli industriali: “Calatrava deve riprendere a collaborare con Reggio Emilia”

Il presidente Severi: "C'è una governance che va perfezionata per non compromettere irrimediabilmente sia la funzionalità del nuovo scalo, sia un’area diventata ormai di grande pregio"

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REGGIO EMILIA – “I primi anni di esercizio della Stazione Mediopadana ci obbligano a riflettere su questa grande opera che noi reggiani abbiamo il privilegio di ospitare. L’elemento sul quale intendo soffermarmi è quello che si può definire la governance “politica” e “tecnica” di questa grande infrastruttura. Il suo ruolo d’area vasta ci pone, infatti, un’inedita questione di metodo e di merito. La realizzazione della Stazione Mediopadana sulla base del progetto di Santiago Calatrava è dovuta – come ben sappiamo – a una visione elaborata localmente che ha richiesto una vera e propria battaglia per ottenere il surplus di investimenti necessari.

L’avvio della stazione, poi, non ha potuto contare su alcuna promozione da parte della maggiore compagnia ferroviaria nazionale e solo la concorrenza di un nuovo arrivato – Italotreno – ha contribuito ad aumentare l’offerta di soste. Le realizzazioni collaterali, come i parcheggi, il presidio della sicurezza e i collegamenti, non solo con Reggio Emilia, ma anche con le altre città mediopadane, sono stati lasciati alla buona volontà dei singoli attori: gli enti locali, prima di tutto, le compagnie ferroviarie e i privati. Ciò che serve è una consapevole regia d’area vasta che in questo caso è d’obbligo definire “mediopadana”.

Un’esigenza di programmazione e di governance che chiama in causa la Regione Emilia Romagna, gli enti provinciali e locali appartenenti a due diverse regioni. Il risultato di questo stato di cose si è visto in questi anni nei quali Reggio Emilia ha dovuto letteralmente inventarsi competenze e capacità progettuali e gestionali di cui non disponeva. Basti pensare che la Stazione in linea Mediopadana è molto simile alla stazione in linea di Torino – Porta Susa. Quest’ultima, però, ha potuto contare sull’esperienza gestionale di una città con un milione d’abitanti, su risorse incommensurabilmente maggiori e su un piano di riorganizzazione urbanistica che va avanti da quasi venti anni e che non è ancora terminato.

L’impatto della stazione Mediopadana sulla realtà locale è stato complesso e importante, anche perché, oltre a quanto già richiamato, non è stato completato quanto indicato da Calatrava nei suoi progetti originali a suo tempo adottati dal Comune. Ebbene, oggi è più che mai indispensabile riprendere quelle autorevoli indicazioni. Occorre farlo per porre fine a soluzioni che rischiano di banalizzare non solo la Stazione dell’Alta Velocità, ma anche il comprensorio nel quale essa insiste. La rimozione dall’agenda locale dell’ipotizzato nuovo casello, i diversi interventi per aumentare il numero di posti auto, le improbabili rotatorie, i furti, l’abbandono o, ancora, le ipotesi di tendoni e di nuove edificazioni affidate a qualche non meglio precisata archistar. L’insieme di questi fatti è la rappresentazione di una governance che va perfezionata per non compromettere irrimediabilmente sia la funzionalità del nuovo scalo, sia un’area diventata ormai di grande pregio.

È ora di lasciarsi alle spalle la stagione degli interventi posti in essere per tamponare criticità che sono sotto gli occhi di tutti. Il perseguimento di questo obiettivo impone di riavviare la collaborazione tra il Comune e Santiago Calatrava. Un uomo d’ingegno che ha creato per la nostra comunità alcune tra le più belle opere d’architettura contemporanea realizzate in questi ultimi anni in Europa. Penso a un rinnovato rapporto professionale per definire un progetto organico capace di armonizzatore sia quanto oggi esiste, sia quanto si realizzerà intorno alla Stazione. Un’area, quest’ultima, dalla quale dipende – giova ricordarlo – una parte considerevole del futuro di Reggio Emilia”.

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