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Dario Fo, in migliaia ai funerali in piazza Duomo

La "Banda degli Ottoni a Scoppio" suona Bella Ciao sul sagrato del Duomo. Sarà sepolto nel Famedio. Jacopo: "Può succedere che la gente senza potere, con nulla da perdere, il potere possa prenderlo, mio padre e mia madre, nonostante ciò che hanno fatto loro, non hanno mai piegato la testa". Grillo: "Ora silenzio"

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REGGIO EMILIA – “Grazie compagni, grazie”. Commosso e con il pugno chiuso, Jacopo Fo ha salutato così al termine del suo intervento le migliaia di persone arrivate in piazza Duomo a Milano per l’ultimo saluto al padre, Dario Fo.

A tenere l’orazione funebre per il premio Nobel è stato Carlin Petrini, amico fraterno di Dario Fo.  In questa giornata “che celebriamo è meglio essere generosi che avari. Noi stapperemo le bottiglie, canteremo, balleremo, faremo l’amore, ritroveremo la gioia straordinaria di chiamarci compagni e compagne non solo perché condividiamo il pane, ma anche la gioia, la fraternità e questo nostro amore reciproco, senza cattiverie”. Così il fondatore di Slowfood. “Oggi celebriamo il più grande tra di noi, che aveva la capacità di dileggiare i potenti con uno sberleffo. Allegri bisogna stare perché troppo piangere non rende onore ai nostri amici e perché celebriamo la vita”.

Petrini ha sottolienato come nella sua vita arte e politica siano state inscindibili. “Molte persone oneste e sincere hanno tenuto a sottolineare la differenza tra artista, genio straordinario e la politica come se le due cose fossero inscindibili – ha detto – credo che sia impossibile e non sia giusto: e ben lo sapevano quei sovversivi dell’accademia svedese che gli assegnarono il Nobel con una sintesi perfetta ‘dileggia il potere e restituisce dignità agli oppressi’. Dobbiamo riaffermare con forza – ha proseguito – questa simbiosi stretta tra l’arte di Dario Fo e il suo impegno politico guidato da suo senso civico. Pensare a Dario senza la politica corrisponde dalle mie parti a pensare ad un buon vino fatto senza uva”.

Subito dopo, ha preso la parola Jacopo Fo, che ricordando l’insegnamento del padre, ha detto che “può succedere che la gente senza potere, che non ha nulla da perdere, il potere possa prenderlo. Nonostante quello che hanno fatto loro – ha ricordato – mio padre e mia madre non hanno mai piegato la testa. In scena c’era la loro vita, non era la semplice capacità istrionica. La gente amava Dario e Franca per questo, non perché erano bravi attori, ma perché hanno visto qualcuno che c’era veramente. Noi – ha detto ancora – siamo comunisti e atei però mio padre non ha mai smesso di parlare con mia madre e chiederle consiglio. Siamo anche un po’ animisti, perché non è possibile morire veramente. Sono sicuro che adesso sono insieme e si fanno delle gran risate” . Jacopo Fo ha concluso il suo intervento in ricordo del padre Dario a pugno chiuso e dicendo: “Grazie compagni, grazie”.

Sul sagrato del Duomo di Milano tutto il vertice del M5S: con Beppe Grillo e Luigi Di Maio, si sono visti anche Davide Casaleggio e Alessandro Di Battista, oltre ai sindaci di Roma e Torino, Virginia Raggi e Chiara Appendino. “Ora – ha detto Grillo al termine della cerimonia – facciamo un po’ di silenzio su Dario”.

Il corteo funebre si è snodato sotto la pioggia dal Piccolo teatro a piazza del Duomodove c’erano alcune migliaia di persone per l’ultimo saluto in una cerimonia laica. Prima che cominciasse la cerimonia, alcune persone, tra il pubblico hanno cominciato a scandire “Dario, Dario”. Le grida hanno preso corpo ed sono state seguite da applausi delle migliaia di persone presenti. In piazza Duomo, intanto, dagli altoparlanti è partita una delle canzoni di Fo, “Stringimi forte i polsi”.

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