Banche reggiane nel mirino di Federconsumatori

Il Banco popolare ha applicato un balzello di 25 euro l'anno sui conti correnti. Un salasso da 18 milioni di euro sui conti dei 70mila correntisti reggiani. Si può recedere entro 60 giorni dal ricevimento della lettera. L'associazione: "Anomalie anche nei tassi dei mutui"

REGGIO EMILIA – Le banche reggiane finiscono nel mirino di Federconsumatori. Sono due, in particolare, i presunti comportamenti scorretti degli istituti credito segnalati dall’associazione per cui i cittadini possono chiedere un risarcimento.

Il primo aspetto che non torna a Federconsumatori e’ la decisione unilaterale delle banche di modificare le spese di gestione dei correnti, con aumenti fino a 25 euro. “Le banche – spiega Rino Soragni di Federconsumatori – hanno giustificato questi aumenti con la necessita’ di dover contribuire al fondo per il salvataggio delle quattro grandi banche in crisi, motivazione che riteniamo piuttosto discutibile”.

In particolare Federconsumatori segnala il caso di una lettera inviata dal Banco Popolare ai correntisti il 22 settembre scorso. Contiene le nuove condizioni applicate ai propri clienti. Il rincaro, all’anno, appunto, è di 25 euro. Motivato con la necessità, da parte dell’istituto, di mitigare l’esborso di 152 milioni al fondo nazionale per il salvataggio delle banche in crisi.

Gli utenti che si sono rivolti a Federconsumatori risultano per ora tutti correntisti  del Banco Popolare, che nella nostra provincia conta oltre 70mila clienti. Soltanto dalle tasche di questi, grazie alle modifiche introdotte, l’istituto a dicembre raccoglierà 18 milioni di euro.

Comunque informa l’esponente di Federconsumatori, “se il cliente non accetta la modifica proposta puo’ andarsene liberamente e cambiare banca senza costi aggiuntivi”. L’unico accorgimento, conclude Federconsumatori, e’ comunicarlo entro 60 giorni dal ricevimento della lettera che informa delle modifiche sulle spese del conto e la banca dovra’ chiuderlo e trasferirlo nei successivi 12 giorni.

La seconda anomalia riguarda il tasso di interesse sui mutui variabili. Nel calcolo per stabilirlo vengono infatti di norma sommati l’Euribor (l’indice dei finanziamenti variabili) e lo spread (il guadagno della banca). Ma quando l’Euribor e’ negativo, come avviene da meta’ del 2015 ad oggi, deve essere sottratto allo spread per ottenere il tasso di interesse sui cui calcolare la rata del mutuo. Poiche’ cio’ non e’ avvenuto, molti titolari di mutuo che avrebbero potuto risparmiare si sono trovati nell’ultimo anno e mezzo a dover pagare rate con un tasso superiore al dovuto.