Aemilia, a Reggio scontro su dichiarazioni pentito

Secondo i legali degli imputati le dichiarazioni del "pentito" Pino Giglio non sarebbero ammissibili come prova da parte dell'accusa

REGGIO EMILIA – Nell’aula del processo Aemilia e’ scontro tra gli avvocati della difesa e il Pm Marco Mescolini. I legali degli imputati nel maxi procedimento contro la ‘ndrangheta in corso nel tribunale di Reggio hanno infatti sollevato oggi alcune eccezioni, secondo cui parte delle dichiarazioni del “pentito” Pino Giglio non sarebbero ammissibili come prova da parte dell’accusa.

Dopo la replica del pubblico ministero, il presidente del collegio dei giudici Francesco Maria Caruso si e’ riservato di decidere nella prossima udienza. Quella di mercoledi’ prossimo si annuncia pero’ gia’ calda anche per un altro motivo. Sul banco dei testimoni ci sara’ infatti l’imprenditore Michele Colacino che ha chiesto oggi di poter rinviare l’esame per consultarsi con il suo avvocato. Colacino e’ stato tra gli arrestati dell’operazione Aemilia ed e’ stato assolto nelle udienze di rito abbreviato.

Oltre ad aver subito degli incendi e una interdittiva antimafia della prefettura l’imprenditore, ritenuto vicino ad ambienti della cosca, era spiccato per un’intercettazione in cui parlava di appalti pilotati nella raccolta dei rifiuti solidi urbani per conto di Iren. “Per problemi economici sono venuto con dei passaggi in camion, ma non so nemmeno perche’ mi trovo qui”, ha detto stamattina l’imprenditore che vive oggi in Calabria.

Alla sbarra dei testimoni si sono poi alternati un architetto che – con molti “non ricordo” – ha relazionato su un cantiere di Parma da lui diretto, in cui una ditta con a capo gli odierni imputati chiedeva piu’ del dovuto per i lavori effettuati e di nuovo un ufficiale dei carabinieri di Modena. Il militare ha ricostruito in particolare le indagini effettuate dal suo comando, a partire dalla bomba fatta esplodere nel 2006 contro l’Agenzia delle Entrate di Sassuolo, per cui sono stati condannati i fratelli Emanuele e Davide Pelaggi.

“Noi stavamo indagando da sud verso nord, e a Piacenza da nord verso sud, ma l’epicentro era qui a Reggio e i nomi su cui indagavamo sempre gli stessi”, spiega il carabiniere. Diverse pero’ le modalita’ operative: estorsioni e furti di gomme e gasolio da reimpiegare nell’autotrasporto nel reggiano, soprattutto “frodi carosello” e fatture false a Modena (Fonte Dire).