Tangenti per gli appalti e recupero crediti col clan: la parabola di Salsi

Al processo antimafia Aemilia la vicenda dell'ex patron della Reggiana Gourmet, che sarebbe ricorso a "servizi" illegali per vincere gare e farsi pagare dai debitori

REGGIO EMILIA  – Per vincere un appalto per la ristorazione nelle carceri avrebbe consegnato oltre un milione 330mila euro ad una donna con precedenti per truffa.  Ma l”affare” sarebbe sfumato e lui, Mirco Salsi, allora titolare della Reggiana Gourmet, si sarebbe avvalso dei servigi della ‘ndrangheta per recuperare il credito. Salvo poi ritrovarsi a pagare in anticipo il clan per il “servizio”. E’ quanto emerso nell’ultima udienza del processo Aemilia, dove l’imprenditore reggiano è sotto accusa insieme all’amico Marco Gibertini, quello che secondo la Dda gli avrebbe suggerito di rivolgersi ad Antonio Silipo per cercare di riavere il denaro consegnato alla bresciana Maria Rosa Gelmi.

Quella svoltasi nell’aula-bunker del Palazzo di Giustizia di Reggio Emilia è stata tra le udienze più interessanti del processo, in quanto attraverso le parole del capitano Giovanni Mura dei Carabinieri, le domande del pm antimafia Marco Mescolini e il contro-interrogatorio svolto dal difensore di Salsi – l’avvocato Domenico Noris Bucchi – si è ricostruito  un caso da manuale di infiltrazione criminale nel tessuto economico reggiano. Tessuto sano, dinamico, ma anche disinvoltamente affascinato dalle “scorciatoie” offerte dall’illegalità.

Il capitano Mura ha spiegato come Gibertini (con cui Salsi aveva rapporti di confidanza tali da concedergli numerosi prestiti) abbia fatto da tramite per un incontro a tre con Silipo – a sua volta in stretto contatto con Nicolino Sarcone – che si sarebbe rivolto per il “recupero crediti” a Vincenzo Ferraro e Mario Calesse.

Ma se la somma utilizzata per “addomesticare” l’appalto tarda a rientrare nelle casse di Salsi, il clan chiede subito a Salsi di iniziare a pagare la parcella: subito 50mila euro, poi altri 300mila euro. Giustificati contabilmente con fatture per lavori inesistenti emesse dalla Trasporti Silipo nei confronti della Reggiana Gourmet. Non solo: il clan avrebbe dato a Salsi 750mila euro in assegni con firme falsificate, e poi continuato a chiedergli denaro.

Questi ambigui risvolti della vicenda , che portarono Salsi in Questura a denunciare per estorsione gli “amici”, lasciano spazio all’avvocato Bucchi per sostenere che l’imprenditore in realtà fu vittima dei clan e di Gibertini.