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Ospedale più forte contro i tumori al seno

Rapida individuazione delle lesioni e diagnosi ancora più accurata con la nuova apparecchiatura, il mammotone

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REGGIO EMILIA – Uno strumento piu’ efficace per individuare precocemente le lesioni al seno arricchisce da oggi la dotazione tecnologica del Centro di diagnostica senologica “G.P. Alberti” dell’ospedale di Reggio Emilia. Si tratta del “Mammotome Revolve”, prodotto dalla ditta Devicor, donato da “Senonaltro”, progetto dell’associazione Lodini. L’apparecchiatura sara’ utilizzata per lo svolgimento di biopsie nei casi in cui l’esame mammografico abbia destato negli specialisti un sospetto oppure anche soltanto un dubbio diagnostico di formazione maligna.

Il Mammotome sara’ inoltre operativo nei casi di lesioni mammarie non palpabili ma visibili soltanto con mammografia. “È un modello di ultima generazione che garantisce minima invasivita’ nello svolgimento dell’indagine”, spiega Rita Vacondio, responsabile della struttura semplice di mammografia e screening mammografico del Santa Maria Nuova.

“Sostituira’ l’apparecchiatura sinora in uso, anch’essa efficace nel campionamento del tessuto mammario e nella riduzione della formazione di ematomi conseguenti al prelievo ma, tuttavia, meno evoluta”. Il nuovo modello, infatti, offre il beneficio del prelievo di un quantitativo maggiore di tessuto in minor tempo, a tutto vantaggio della paziente. Il risultato ” ottenuto con sonde di diverso e maggior calibro (aghi di prelievo), migliore accuratezza nel raggiungimento di punti di difficile accesso, riduzione quasi totale del rischio di contaminazione biologica per contatto con il sangue e, dunque, maggiore sicurezza per le pazienti e per gli operatori sanitari.

Mammotome opera in abbinamento con un sistema che garantisce la precisa individuazione tridimensionale della parte di tessuto da prelevare. L’esito della biopsia, che gli anatomo-patologi rendono disponibile in qualche giorno, indica le necessita’ terapeutiche. In un anno sono circa 47.700 le donne che si sottopongono, in provincia, allo screening per la diagnosi precoce, il 43% delle quali effettuano la mammografia al Santa Maria Nuova. Sempre a livello provinciale sono poi 500 le diagnosi di tumore infiltrante al seno annualmente confermate e 80 quelle cosiddette “in situ”, allo stadio iniziale.

Delle circa 180 biopsie effettuate annualmente al Santa Maria Nuova, il 40% risultano negative evidenziando soltanto normali calcificazioni. L’associazione Lodini ha raggiunto l’obiettivo di donare questo dispositivo mettendo a disposizione 46.000 euro grazie alla generosita’ di numerose aziende e associazioni, che il direttore generale del Santa Maria, Antonella Messori, ringrazia dicendo: “La solidarieta’ e il sostegno di associazioni generose contribuiscono a consolidare e valorizzare le competenze professionali di questo ospedale a favore dei pazienti, in questo caso delle donne”.

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