Incendio al pub, il barista non parla e finisce in carcere

Marco Lansi, che ha dato fuoco al Gattaglio's pub, si è avvalso della facoltà di non rispondere di fronte al giudice Baraldi. Alla Pulce per l'evasione e non per l'incendio

REGGIO EMILIA – Il barista 33enne Marco Lansi, che giovedì in tarda serata ha dato fuoco al Gattaglio’s pub rischiando di ferire clienti e gestore con il suo gesto, resta in carcere ma non per il danneggiamento aggravato seguito da incendio che è uno dei reati che gli vengono contestati, bensì per l’evasione dagli arresti domiciliari a cui era stato confinato per l’accusa di stalking nei confronti della ex fidanzata.

Lansi, che è difeso dall’avvocato Vainer Burani, ieri mattina in tribunale si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice Angela Baraldi. Sono tre i reati contestati a Lansi dal pm Isabella Chiesi che coordina le indagini dei carabinieri: evasione dagli arresti domiciliari, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento seguito da incendio.

L’udienza di ieri era relativa solo all’arresto avvenuto in flagranza di reato per evasione e resistenza a pubblico ufficiale. Il terzo reato non è stato contestato nell’immediatezza dei fatti e non fa parte quindi del capo d’imputazione valutato dal giudice Baraldi. Potrebbe anche darsi che questo ultimo capo di imputazione possa fare parte di un altro fascicolo e che possa, eventualmente, subire modifiche nel corso delle indagini.

Il giudice Baraldi ha disposto gli arresti domiciliari per l’evasione e la resistenza a pubblico ufficiale, ma il pm Stefania Pigozzi, titolare dell’inchiesta che vede Lansi nei guai per stalking, ha chiesto ed ottenuto l’aggravamento della misura restrittiva e il trasferimento in carcere del 33enne.