Gioco, in arrivo maxi delibera contro le ludopatie

Orari ridotti e stop a rotonde sponsorizzate e pubblicità delle vincite

REGGIO EMILIA – Maxi stretta contro il gioco d’azzardo con orari ridotti decisi dal sindaco, divieto di azzardo di ogni tipo in ogni struttura di proprieta’ del Comune e divieto di pubblicita’ delle vincite e per le stesse sale slot-vlt che, ad esempio, non potranno piu’ sponsorizzare rotonde. Ma anche stop a insegne luminose troppo vistose dei locali in cui si tenta la sorte per guadagnare. Sono i contenuti di una proposta di delibera esecutiva presentata in Consiglio comunale a Reggio Emilia dal capogruppo del Movimento 5 stelle Ivan Cantamessi, per l’istituzione di un “regolamento per la prevenzione e il contrasto delle patologie e delle problematiche legate al gioco d”azzardo lecito”.

L’atto, predisposto sentito il parere dell’ufficio legale del Comune, riprende il modello in vigore a Bergamo ma prova a migliorarlo ulteriormente. Vengono infatti aggiunte nuove restrizioni come quella di togliere le eccezioni al divieto per il bingo e limitazioni alle scommesse online, mentre gli orari di limitazione (a Bergamo non si gioca piu’ di sei ore al giorno) non saranno specificati dal regolamento, ma saranno decisi dal primo cittadino, in base alla situazione dei vari quartieri della citta’. “Lasciando mani libera al sindaco, quest”ultimo potra’ agire colpendo anche i ”trucchi” che magari sale slot-vlt-scommesse lontane da luoghi sensibili vorranno utilizzare. Questo e’ un problema sociale ed economico enorme ed e’ ora di prendere le misure”, spiega Cantamessi.

“La proposta di delibera e’ stata vagliata ed ha avuto l’ok degli uffici legislativi del Comune di Reggio che ne hanno assicurato la conformita’ e legittimita’ dal punto di vista legislativo”, aggiunge. Ora, prosegue il capogruppo del M5s in Comune, “stiamo raccogliendo le valutazioni anche delle associazioni no slot che sono tutte positive e siamo disponibili a migliorare ulteriormente il testo insieme agli altri consiglieri comunali di maggioranza e opposizione. Migliorare in senso naturalmente sempre piu’ restrittivo, nell”ottica di prevenire la diffusione dell”azzardopatia”, conclude Cantamessi.

Del fenomeno si occupa dal 2000 l’associazione onlus “Centro Sociale Papa Giovanni XXIII”, che oggi gestisce cinque gruppi settimanali in tutta la provincia. In 15 anni (dal 2000 al 2015) ha seguito 904 giocatori e ricevuto oltre 1.500 richieste di aiuto, ma i giocatori “sommersi” si stimano essere molto piu’ numerosi. Sul lato dell’offerta in provincia di Reggio ci sono oggi circa 3.600 macchinette (tra slot e vlt), quasi una (0,69) ogni 100 abitanti, sulle quasi 24.000 presenti in tutta la regione.

E proprio da Matteo Iori, presidente della onlus, arriva il primo ok alla proposta dei 5 stelle: “A mio avviso – spiega – ci sono almeno due cose molto rilevanti nella proposta del Movimento 5 Stelle sul gioco d’azzardo. Per la prima volta si propone un regolamento che mette sullo stesso piano tutti i giochi d’azzardo senza limitarsi solo ad un paio di essi, e inoltre finalmente viene proposto il divieto di esporre all’interno e all”esterno dei locali immagini e scritte che pubblicizzino le vincite avvenute. Forse sembrano cose di valore relativo, ma non e’ cosi'”.

Infatti “ormai decine di Comuni in tutt’Italia hanno costruito regolamenti per limitare i rischi del gioco d’azzardo, ma quasi tutti si sono concentrati esclusivamente sulle slot machine. Questo regolamento riporta alla realta’, sottolineando che qualsiasi tipo di gioco d’azzardo puo’ creare compulsivita’ e dipendenza”. Non meno importante, prosegue Iori, “e’ il divieto di esporre immagini, scritte o altro che sottolinei le vincite avvenute. Questi messaggi finiscono per essere interpretati come ”rinforzi motivazionali” a giocare e sono una forma di pubblicita’ ingannevole molto forte”.

Via libera anche da Simone Feder, portavoce del movimento No slot reggiano: “Si tratta di un modello importante, che interviene sul lato dell’offerta, non limitandosi a mettere pezze quando i danni sono stati fatti”. Quindi “avanti cosi’ perche’ le buone pratiche di cittadinanza non hanno colore”.