Brevini in difficoltà: si va verso la fusione di due divisioni

Nella primavera del 2017 l'integrazione fra Power Transmission e Fluid Power. Perdono nella gestione caratteristica e vanno in utile con la rivalutazione delle partecipazioni. Guaitolini (Fiom): "Avviato un confronto con l'azienda"

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REGGIO EMILIA – Processo di riorganizzazione in corso alla Brevini che porterà alla fusione, nella primavera del 2017, di Power Transmission e Fluid Power, le due principali divisioni dell’azienda che contano circa mille dipendenti. L’integrazione si è resa necessaria per fare fronte alle difficoltà economiche che l’azienda sta incontrando e che si possono rintracciare dall’analisi dei bilanci.

Da qualche anno sono in corso contratti di solidarietà alla Power Transmission e alla Fluid Power. In questa ultima azienda riguarda solo gli impiegati che lavorano quattro giorni su cinque, mentre nella prima coinvolge operai e impiegati. Sergio Guaitolini, segretario della Fiom, dice a Reggio Sera: “Abbiamo avviato un confronto con l’azienda per capire bene il piano industriale proposto e le eventuali ricadute sull’occupazione. Abbiamo sicuramente di fronte un mercato che non aiuta, con un calo degli ordinativi”.

La situazione, in effetti, non è certo rosea. Brevini Fluid Power in tre anni ha perso 51 dipendenti, mentre Brevini Power Transmission ha stipulato un accordo di mobilità, pochi mesi fa, che riguarda l’uscita di cinquanta persone. Un centinaio di dipendenti in meno in entrambe le aziende quindi.

I fatturati, purtroppo, sono in contrazione. Fluid Power, nel 2013, aveva ricavi per 83 milioni e oggi arriva a 69, mentre Power Transmission aveva un fatturato di 144 milioni nel 2013 che oggi è di 118. Dal 2013 al 2015 queste due aziende sono passate quindi da 227 a 187 milioni di ricavi con un calo di circa il 20 per cento.

Dai bilanci si evince che le due divisioni hanno fatto utili nel 2015, ma per operazioni straordinarie (rivalutazione di partecipazioni) e non con la gestione caratteristica. Fluid Power l’anno scorso ha fatto un milione di utile, ma solo grazie alla rivalutazione delle partecipazioni nelle controllate. Nella gestione caratteristica ha perso, al lordo degli ammortamenti, due milioni e mezzo di euro. Paga un milione di oneri finanziari passivi su un debito bancario di 28 milioni che è pari al patrimonio.

Power transmission ha fatto un utile di 74 milioni nel 2015, ma è stato ottenuto anche qui rivalutando le partecipazioni che sono passate da un valore di 27 a 101 milioni di euro. Nella gestione operativa ha perso sette milioni e mezzo di euro. Ha 95 milioni di euro di debiti bancari, pari all’80 per cento dei ricavi e paga alle banche 3 milioni e mezzo di interessi passivi.

Una situazione difficile, dunque, che potrebbe essere in parte sanata grazie alle sinergie che potrebbero derivare dalla fusione delle due divisioni. “La fusione delle due divisioni – secondo quello che scrive Renato Brevini, presidente del gruppo, sul sito dell’azienda – permetterà di materializzare nuove significative opportunità per vendite incrementali di prodotti e sistemi. L’asse portante della Brevini costituito da filiali proprie in 27 paesi, potrà fare leva su una gamma di prodotti e tecnologie che ha pochi uguali e che spazia dalla meccanica, all’idraulica e all’elettronica di controllo”.

Il gruppo Brevini conta circa 2350 dipendenti in 27 paesi, con stabilimenti produttivi in Italia, Germania, Stati Uniti, Cina e Brasile.

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