Aemilia, mani della ‘ndrangheta su appalti post sisma

La testimonianza, in aula, del maresciallo Veroni. Il tentativo di infiltrazione fu pero' bloccato dalle white list e dalle interdittive antimafia

REGGIO EMILIA – La cellula emiliana della ‘ndrangheta tento’, d’accordo con il clan dei Casalesi radicato a Modena, di accaparrarsi appalti nei lavori di ricostruzione dopo i terremoti dell’Aquila e in Emilia. Nel primo caso, nel 2009, furono personaggi di primo piano della cosca a spendere il loro nome per procurarsi i contatti, mentre nel 2012 agirono tramite altri soggetti, non direttamente riconducibili al sodalizio criminale.

Il tentativo di infiltrazione fu pero’ bloccato dalle white list e dalle interdittive antimafia emesse da alcune Prefetture, in particolare quella reggiana, contro le aziende in odore di mafia. Fatti e date di queste vicende, insieme ai rapporti emersi con l’organizzazione campana con base nel modenese, li ha raccontati il nuovo testimone del processo Aemilia, presente questa mattina in udienza nell’aula speciale del tribunale reggiano.

Si tratta di Emilio Veroni, maresciallo del nucleo investigativo dei carabinieri di Modena, che si e’ occupato tra l’altro di ricostruire il quadro emerso dalle operazioni “Idra” e “Barracuda” della Procura di Reggio, che rappresentano a loro volta la prosecuzione di “Edilpiovra”. La prima inchiesta, cioe’, che gia’ nel 2000 aveva iniziato a mostrare le evidenze di una cellula della ‘ndrangheta in Emilia. Proprio questo “salto nel passato” e’ stato oggetto di contestazione da parte degli avvocati della difesa e di alcuni imputati, secondo cui le vecchie indagini non sono attinenti con il processo.

Ad assistere all’udienza intanto, oltre alla sempre presente delegazione dell’associazione Libera, c’erano anche il direttore generale della Cna reggiana Fabio Bezzi, Catia Silva che denuncio’ le infiltrazioni nel Comune di Brescello (sciolto per mafia), oggi responsabile per la Legalita’ della Lega nord Emilia, e il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini.

Il primo cittadino, tra i primi a puntare il dito sul fenomeno mafia, si e’ tra l’altro seduto di recente sul banco dei testimoni del processo. “Cerco di essere qui il piu” possibile – spiega Bini – perche’ nel combattere la mafia e’ brutto essere soli. Io sono stato testimone qualche settimana fa e posso dire che non e’ facile stare dall’altra parte”. Dunque “in questo momento e’ giusto dare ai magistrati e alle forze dell’ordine il sostegno delle amministrazioni e della societa’ civile per farli sentire meno soli”.

Tutte le volte, conclude il sindaco, “gli imputati mi salutano e mi sorridono. Si vede che sono felici di vedermi” (Fonte Dire).