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Siria, l’Onu chiede la tregua ad Aleppo

In 2 milioni senza acqua e luce: appello per la pace umanitaria di 48 ore

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REGGIO EMILIA – Oltre due milioni di civili ad Aleppo, nelle aree sia sotto il controllo dei ribelli sia dei governativi, sono senza elettricità e senza accesso alla rete idrica a causa di bombardamenti che hanno colpito gli impianti di distribuzione negli ultimi giorni. Lo afferma l’Onu, che chiede una tregua umanitaria di 48 ore perché siano riparati gli impianti e ricostituite le scorte di cibo e medicinali per la popolazione.

Della possibilità di una tregua di questo genere stanno discutendo esperti militari russi e americani a Ginevra, alla presenza di rappresentanti dell’Onu, ha fatto sapere il rappresentante della Russia presso le Nazioni Unite a Ginevra, Alexiei Borodavkin. Secondo Borodavkin, inoltre, si discute anche della “lotta congiunta contro il terrorismo”.

in due settimane di violenti combattimenti il capoluogo è diviso in due parti con i ribelli dell’opposizione da una parte e le forze del regime dall’altra che controllano le vie di accesso del nemico ponendo di conseguenza i residenti civili sotto assedio. Due milioni di persone in città vivono nella paura di rimanere sotto assedio: tra queste circa 275.000 persone sono intrappolate nella zona est di Aleppo, quella controllata dai ribelli come recita la nota. Dalla fine di luglio, i combattimenti oltre aver causato la morte di almeno 130 civili hanno danneggiato ospedali, cliniche, e le reti di elettricità e acqua della città.

Verso la metà di luglio, le forze governative avevano preso sotto il loro controllo la strada del castello, unica via di rifornimento dei ribelli: una situazione che ha causato penuria di cibo nei distretti orientali portando i prezzi alle stelle. Ma una controffensiva lanciata da una coalizione di ribelli islamisti la scorsa settimana per rompere l’assedio ha tagliato la strada d’accesso principale dei governativi nella parte meridionale della città.

Ciascuno dei contendenti ha utilizzato il territorio conquistato di nuovo per portare cibo e altri rifornimenti nei quartieri che controlla, ma le strade non sono ancora sicure per i civili. “Quando vengono utilizzate per privare intenzionalmente persone di cibo e altri beni essenziali per la loro sopravvivenza, le tattiche di assedio costituiscono un crimine di guerra”, si legge ancora nella dichiarazione dell’Onu.

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