Ore 11,15, odissea alle Poste: due ore per ritirare una raccomandata

Stamattina c'erano, a quell'ora, ben 154 persone in fila per ritirare la corrispondenza all'ufficio di via Piccard l'unico in città che svolge questo servizio. Numerose le proteste

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REGGIO EMILIA – Economisti, sociologi e filosofi hanno dedicato valanghe di saggi, articoli e trattati a due vere e proprie piaghe dell’era moderna, la burocazia e l’alienazione. Questi incresciosi fenomeni non sono purtroppo il lontano ricordo di un film di Charlie Chaplin. Chi vuole vederli espressi all’ennesima potenza – e purtroppo l’infelice esperienza è già toccata a migliaia di reggiani – può recarsi presso la sede delle Poste Italiane di Reggio Emilia in via Piccard.

Poste Italiane, come è noto, è una delle più grandi aziende italiane. In un’azienda così grande anche gli emolumenti del top management sono sontuosi: secondo alcuni è giusto che sia così, a grandi responsabilità infatti devono corrispondere trattamenti salariali altrettanto importanti.

Questi supermanager, operativi 24 ore su 24, trascorrono gran parte del loro tempo in briefing e riunioni che alla fine partoriscono decisioni che si suppone siano, se non geniali, quanto meno ispirate ai princìpi dell’efficacia e dell’efficienza. Da qualche tempo, ad esempio, a Reggio Emilia il ritiro delle raccomandate destinate a imprese e cittadini non è più sparso nei vari uffici sul territorio ma di fatto quasi interamente concentrato in un’unica sede, quella di via Piccard, appunto.

Il risultato sono file chilometriche, scene dantesche con la piccola sala d’attesa intasata e il cortiletto esterno pieno di reggiani inferociti che lanciano epiteti, non sempre riferibili al destino cinico e baro, che li costringe a interminabili attese all’ufficio postale.
Questa mattina, ad esempio, alle 9,30 la fila davanti a chi ritirava il biglietto per prelevare l’agognata raccomandata era di 64 persone, traducibile in un’attesa di circa 1 ora e 40 minuti per il primo biglietto. Alle 11.15 la fila era diventata di 154 persone, ovvero chi prelevava il bigliettino riceveva il numero E20, ma sul display luminoso veniva servito il “cittadino-cliente” col tagliando C66. Noi abbiamo ricevuto la raccomandata dopo due ore di attesa.

Il tutto avviene dinnanzi a 2-3 sportelliste (a volte anche quattro), per altro inflessibili nel respingere chi si presenti con un talloncino con un numero di telefono o un indirizzo non chiaro, o una delega non conforme ai rigidi standard e alle prescrizioni delle Poste. Un disagio e un disservizio enormi, indegni di una città civile, peraltro esacerbati dal fatto che le consegne delle raccomandate da parte dei portalettere avvengono quasi sempre in orari lavorativi, quindi quando al domicilio del destinatario non c’è nessuno. Chissà dunque che partiti, sindacati, istituzioni e associazioni non si accorgano che anche da un decoroso servizio postale passa la difesa di quel poco che resta dello stato sociale.

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