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“Bilancio Iren, non è tutto oro quello che luccica”

Fantuzzi: "I debiti, considerando il credito con il Comune di Torino, quello verso Iren rinnovabili e quelli incagliati verso Olt sono oltre i tre miliardi, più del fatturato"

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REGGIO EMILIA – “La semestrale del gruppo Iren è stata presentata ieri in pompa magna dal management del gruppo: margini e utile in crescita. Ma i dati non sono così entusiasmanti come parrebbe, anzi i debiti fanno paura. Ecco perchè. Intanto, il fatturato complessivo perde l’1,5%, nonostante le acquisizioni di TRM e Atena: davvero un pessimo segnale, dati i consistenti investimenti effettuati e che pesano significativamente sul bilancio.

Quanto al margine operativo, esso è effettivamente aumentato, ma occorre smontare un mantra da tempo in voga: quello dell’efficientamento della struttura. I costi fissi non si sono affatto ridotti: il gruppo ha semplicemente beneficiato del cosiddetto “spark-spread”, in parole povere ciò che accade con le compagnie petrolifere quando cala il prezzo del petrolio ma assai meno quello della benzina.
In altri termini, il margine è interamente dovuto ai minori costi di acquisto, dunque a fattori contingenti e non di lungo periodo.

Inoltre, pesano sul margine operativo netto i maggiori ammortamenti dovuti anche ai recenti consolidamenti (+9,2%) e le maggiori svalutazioni, dovute ai crediti deteriorati (+5,3%). E ora le note dolenti: l’indebitamento finanziario netto al 30 giugno è aumentato di oltre il 17%, attestandosi a oltre 2.544 milioni. Un dato spaventoso, confermato dal +20% di oneri finanziari netti del periodo (con gli attuali tassi di mercato) e se si considera che la posizione finanziaria effettiva deve essere rettificata con la parte di credito finanziario verso il Comune di Torino (120 milioni) e quella verso Iren rinnovabili (oltre 30 milioni), oggetto di nostro esposto alla Consob; occorre poi considerare anche i 439 di credito incagliato verso Olt. In totale 3.133 milioni, più del fatturato che maturerà a fine anno. Appunto, un dato spaventoso, in decisa crescita e fuori controllo.

Insomma, non è tutto oro quel che luccica. L’indebitamento complessivo e la stagnazione del fatturato confermano la profonda crisi di un gruppo che si salverà soltanto per l’impegno costante di una compiacente classe politica, non certo per le capacità dei propri amministratori. A nostre spese.

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