Unigreen, 105 lavoratori a rischio

La Fiom: "Il lavoro deve restare a Reggio". E' la posizione che la Fiom di Reggio porterà domani all'incontro convocato dalla Regione

REGGIO EMILIA – “Il lavoro deve restare a Reggio, le condizioni ci sono, serve la volontà. Lunedi alla direzione della Maschio Gaspardo ribadiremo la nostra posizione sul mantenimento delle attività a Reggio. L’occupazione della fabbrica ha questo scopo, ed andrà avanti con questo obiettivo”. E’ la posizione che la Fiom di Reggio porterà all’incontro convocato dalla Regione, che rappresenta tutti i lavoratori che stanno occupando da giorni lo stabilimento Unigreen a Roncocesi.

“Questa fabbrica ha fornitori nel raggio di poche decine di chilometri, e spedisce i prodotti finiti a clienti al di là del Mediterraneo e dell’Atlantico, spostare la produzione in Friuli davvero aiuta le vendite? I lavoratori qui conoscono a memoria il prodotto e da anni mandano avanti la fabbrica da soli, praticamente senza gerarchia, garantendo qualità e fatturato. Dov’è la ragione industriale per spostare la produzione?”.

Domani durante l’incontro di domani la maggioranza dei lavoratori sarà in presidio davanti i locali della Provincia. Al loro posto, in una staffetta simbolica, vigileranno i cancelli Unigreen i delegati sindacali del Gruppo Emak (ex Gruppo Yama) che tre anni vendette la Unigreen al Gruppo Maschio, proprietà che oggi chiude lo stabilimento.

“C’è una vicinanza profonda tra noi e loro, ed anche se non facciamo più parte dello stesso Gruppo i lavoratori di Yama si sentono ancora vicini a noi” ci ha detto Marcello Vita, Rsu della Unigreen “d’altronde non si possono cancellare oltre ventanni di lavoro sotto la stessa proprietà. Diversi lavoratori di quelle aziende tutti i giorni passano dal presidio e ci chiedono di cosa abbiamo bisogno”.

Trentacinque famiglie stanno vivendo il dramma collettivo del rischio della perdita del lavoro, e 35 famiglie sono 105 persone, di cui oltre venti bambini, che si troverebbero senza fonte di sostentamento dal primo settembre. I lavoratori della Unigreen hanno tutti più di quarantanni, e a Reggio Emilia in questo periodo di crisi quaranta è una età in cui già spesso si è considerati anziani per rientrare in azienda dopo che si è perso il lavoro.

La Fiom ieri ha posto il problema dell’indotto, ma anche guardando solamente la ex-Unigreen si può comprendere che il problema non è affatto piccolo. “Ho 52 anni, sono operaio al montaggio, e a casa devo assistere mio padre anziano, qualsiasi trasferimento per me sarebbe impossibile”, ha detto un lavoratore alla Unigreen da oltre 25 anni .”Trovare un nuovo lavoro a Reggio? Magari… ma è impossibile alla mia età”, ha detto un altro.

Tra questi lavoratori, anche marito e moglie (genitori di due figli), entrambi dipendenti della Maschio, che in questi giorni insieme stanno occupando la fabbrica, e poi molte famiglie monoreddito, e tanti padri e madri che in questa fase della propria vita non sarebbero in grado di gestire un trasferimento, senza traumi pesanti per la famiglia.

Questa mattina, dopo il turno notturno di presidio, alcuni lavoratori hanno parlato in conclusione delle messe della domenica delle parrocchie di Pieve, Cavazzoli e Roncocesi. “Tanta attenzione e molta solidarietà reale da parte dei parrocchiani. Da giorni ci stanno portando acqua e generi alimentari, e ci hanno detto che continueranno a farlo. Li ringraziamo”.