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Turchia, nuove purghe e alta tensione

La Merkel avverte Ankara: "Con pena di morte non entra in Europa". Prosegue con migliaia di arresti la resa dei conti di Erdogan: sospesi 30 prefetti su 81. 1.500 dipendenti sollevati dai loro incarichi al ministero delle Finanze

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REGGIO EMILIA – Purghe di massa, arresti: la vendetta di Erdogan in Turchia contro i presunti autori o sostenitori del fallito sembra non avere fine, mentre la situazione nel paese è tutt’altro che tornata calma. A Istanbul è morto il vice sindaco Cemil Candas contro il quale – secondo quanto riporta l’agenzia statale Anadolu – almeno 2 persone hanno aperto il fuoco nella sede della municipalità di Sisli, nel centro di Istanbul, ferendolo alla testa.

Intanto dopo i militari e giudici, le purghe coinvolgono la polizia e non solo. Dopo il fallito golpe le autorità turche hanno introdotto una nuova regolamentazione che vieta l’espatrio ai dipendenti pubblici, con alcune eccezioni per alcuni passaporti speciali, che necessiteranno comunque della previa approvazione dell’istituzione presso cui si lavora. Lo riporta la tv Ntv.

Secondo alcune stime, il provvedimento riguarderebbe quasi il 5% della popolazione turca. Le autorità turche hanno sospeso 30 prefetti su 81. In totale, i dipendenti del ministero dell’Interno sollevati dai loro incarichi sono 8.777, di cui – oltre ai prefetti – 7.899 poliziotti, 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali. Ma le prughe toccano anche dipendenti pubblici non direttamente legati alla sicurezza.

Oltre alle quasi 12 mila persone già sospese da polizia e magistratura, circa 1.500 dipendenti sono stati sollevati dai loro incarichi dal ministero delle Finanze. In questo clima di tensione, Ue e Usa chiedono che la Turchia “rispetti la democrazia, le libertà fondamentali e lo stato di diritto” nella risposta al tentativo di golpe. In Turchia si sono verificati “episodi rivoltanti di giustizia arbitraria e di vendetta” nei confronti di soldati sospettati di aver partecipato al tentato golpe. Lo ha detto il portavoce della cancelliera tedesca Angela Merkel.

“Abbiamo visto nelle prime ore dopo il fallimento del golpe – ha spiegato Steffen Seibert alla conferenza stampa di governo – scene raccapriccianti di arbitrio e di vendetta contro i soldati in mezzo alla strada. Un simile fatto è inccettabile”

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