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Referendum, a Reggio vincono le firme per il “no”

Le sottoscrizioni a favore del sì si fermano a quota 4.500, mentre quelle per il no si attestano a 4.700-4.800. Vicini: "Non puoi obbligare gli attivisti". La Zardetto: "Ha vinto la società civile"

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REGGIO EMILIA – In provincia di Reggio il no vince sul sì per quel che riguarda il referendum sulle modifiche costituzionali. I sì, secondo fonti del PD, si fermano a quota 4.500, mentre i no, come confermato da Rina Zardetto del coordinamento comitati per il no al referendum,  si attestano sui 4.700-4.800. Sempre secondo le stesse fonti, a Reggio città le firme per il sì sono state 1.000 mentre quelle per il no sono state 1.650. Da sottolineare che entrambi gli schieramenti si erano dati un obiettivo di 5mila firme.

Un dato, questo, che non mancherà di suscitare polemiche all’interno del Pd anche se bisogna considerare che la nostra provincia è quella che ha raccolto più firme in Emilia-Romagna per il sì. A ogni buon conto il segretario cittadino Mauro Vicini mette le mani avanti dato che sta annusando il malcontento dei renziani che potrebbero rimproverargli di non essere stato abbastanza attivo in questo frangente: “Qua non c’è la macchina da guerra, ma una struttura dove gli attivisti non sono tutti molto convinti e non è che li puoi obbligare”.

Una vittoria del no che non stupisce in una provincia, come quella reggiana, in cui molti dirigenti si sono convertiti obtorto collo al renzismo, ma in cui parecchi attivisti e militanti continuano ad essere più vicini a Bersani e a Cuperlo. E se puoi fare leva sulle ambizioni di carriera del ceto dirigente plasmandolo ai tuoi voleri, altrettanto non puoi fare verso chi, volontariamente, organizza banchetti o va a friggere il gnocco alle feste del PD. E’ così.

Vicini non può ammetterlo, ma lo sa e commenta: “I circoli hanno fatto quello che potevano per le forze che hanno e per il tipo di rapporto che hanno con i loro iscritti. Non ho potuto mandare tutti gli attivisti che avrei voluto casa per casa. E poi penso che non si debbano fare le Olimpiadi per le firme. In un partito dove non c’è più nessun funzionario pagato a tempo pieno ci sta che ci possano essere forze meno pronte e disponibili. Io sono soddisfatto che si sia aperto a questo dialogo, a livello nazionale, fra il sì e il no perché chi è per il sì parli a tutto quell’elettorato che è posizionato per il no. Come segretario mi spendo per il sì. Come cittadino vedrò, non ho ancora deciso”.

E conclude a proposito del voto di ieri in consiglio comunale: “Vorrei esprimere apprezzamento per quello che è accaduto. Quello che hanno dato i consiglieri del Pd ieri è un contributo importante per affrontare questo tema in modo non manicheo e intelligente”.

Felice invece Rina Zardetto che commenta così il risultato: “Siamo contenti perché abbiamo lavorato solo su 22-23 comuni. La parte montana è stata un po’ assente, ma abbiamo ottenuto ottimi risultati a Reggio e a Correggio. Siamo contenti. Si sono attivati una serie di comitati ed è sopratutto questo che ci interessa da qui al referendum, perché noi vogliamo che se ne parli”. Il comitato per il no annovera fra le sue file un gruppo di dirigenti della Cgil, ma anche Anpi, Arci, i partiti Pdci e Sel numerose associazioni tra cui “l’associazione reggiana per la Costituzione”, “Iniziativa Laica” e il comitato Esodati. Ma secondo la Zardetto “la massa critica l’hanno fatta una serie di persone che appartengono alla società civile”.

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