Mafia, Mussini: “Il tessuto malato a Reggio continua a lavorare”

La senatrice commenta l'attentato alla sala scommesse di via Emilia Ospizio e ribadisce la necessità che il presidente del Tribunale, Caruso, resti a Reggio

REGGIO EMILIA – “Questi fatti dimostrano che la linea spartiacque che forse qualcuno si è illuso di avere tracciato con Aemilia, se c’è, è solo provvisoria. È evidente che esiste un tessuto malato della città che continua a lavorare e che il processo non è ancora riuscito a toccare, i criminali finiti dietro alla sbarra sono solo una parte”. Così la senatrice Maria Mussini, vicepresidente del Gruppo Misto, commenta l’attentato di presunta matrice mafiosa che si è verificato ieri mattina alla sala scommesse all’incrocio tra in via Emilia Ospizio e via Guicciardi, in città.

Sottolinea dunque Mussini: “Per scardinare questo meccanismo è necessario uno sforzo di indagini supplementare, ma prima ancora un nuovo approccio: bisogna rendersi conto che esiste una zona grigia fatta di omertà e complicità, di comportamenti anche non penalmente perseguibili ma che rappresentano il presupposto necessario all’illegalità”.

La senatrice conclude citando il suo colloquio con il presidente della Corte di appello di Bologna con il quale si è incontrata nei giorni scorsi per verificare l’eventualità, da lei auspicata, che possa essere accolta la richiesta di applicazione al Tribunale di Reggio da parte del suo attuale presidente Francesco Caruso, dopo che il Consiglio superiore della magistratura avrà deliberato il suo passaggio al Tribunale di Bologna. “Anche alla luce di questi nuovi avvenimenti, l’esigenza di mantenere il processo entro tempi contingentati si fa ancora più pressante”, dice Mussini.

Alla voce di Mussini si uniscono quelle delle parlamentari del Movimento 5 Stelle Maria Edera Spadoni, reggiana, e Giulia Sarti, membro della Commissione d’inchiesta antimafia. “Saranno gli inquirenti a indagare sulla natura dolosa del grave attentato alla sala scommesse in via Emilia Ospizio – dicono le due pentastellate – , ma diversi particolari allarmano e non poco i cittadini di Reggio. Tra i titolari della sala scommesse risulta infatti anche Raffaele Dolce, già procuratore speciale della Sincre, azienda interdetta per mafia. Su questo episodio presenteremo una apposita interrogazione parlamentare per chiedere al governo una stretta maggiore sulle sale scommesse, perchè come evidenziano rapporti della Dna e il Primo Presidente della Cassazione Canzio anche il gioco d’azzardo legale in realtà è una enorme lavatrice per le mafie. La società civile reggiana per leggere meglio questi fatti gravissimi deve tenere in considerazione diversi punti di vista che riteniamo importanti”.