Francesco Grande Aracri: confermato il sequestro dei beni

Anche per la Corte d'Appello c'è sproporzione con il reddito dichiarato dal fratello del boss, e non ci sono attività lecite che ne giustifichino il possesso

BRESCELLO (Reggio Emilia) – C’è sproporzione tra i redditi e i beni posseduti, che per questo vanno sequestrati. Questa in sostanza la motivazione con cui la Corte d’Appello di Bologna ha confermato il sequestro di beni per 3 milioni di euro a Francesco Grande Aracri, fratello del boss ‘ndranghetista Nicolino. Imprenditore edile, residente a Brescello, 62 anni, Francesco per i magistrati è legato alla cosca e non vi sarebbe giustificazione legale per il possesso di tali beni (immobili, polizze, quote societarie, beni mobili).
L’uomo – che è stato condannato con sentenza definitiva per mafia nel processo “Edilpiovra” e che nell’ambito dell’inchiesta finì anche in carcere – è lo stesso che l’ex sindaco di Brescello Marcello Coffrini aveva definito una brava persona, con cui si poteva tranquillamente prendere il caffé.

I beni oggetto della sentenza della terza sezione penale della Corte d’appello vennero confiscati nel novembre 2013 dai carabinieri. Un provvedimento che poi, nel 2014, venne seguito dal “decreto di confisca di prevenzione mafiosa” basato su indagini sui redditi dal 1980 al 2013 di Grande Aracri e dei suoi famigliari, in particolare i figli (che per i magistrati avrebbero avuto la funzione di prestanome).  I loro difensori, comunque, sono intenzionati a far ricorso e portare il caso in Cassazione. Intanto la Corte d’appello (presieduta dal dottor Michele Massari) ha nominato un giudice delegato alla procedura e un amministratore giudiziario dei beni. Altri due sequestri riguardanti la famiglia sono stati disposti nel luglio e nel dicembre dello scorso anno.