Ex Unigreen, la Fiom: “Proposte aziendali strumentali”

Il sindacato: "Non si può chiedere a un lavoratore di stare fuori casa 13 ore. Vogliono farli dimettere dopo pochi mesi"

REGGIO EMILIA – A seguito del dietrofront dell’azienda con la richiesta di riaprire una trattativa che loro stessi avevano abbandonato, l’assessorato alle Attività produttive della Regione ha convocato le parti per lunedì alle 15 nei locali della Provincia in Corso Garibaldi 59. “Dall’azienda ci aspettiamo proposte diverse e una disponibilità reale a cercare una soluzione che mantenga il lavoro a Reggio”. dichiara la Fiom. Che aggiunge: “I lavoratori hanno già bocciato la proposta aziendale e la bocceranno di nuovo se non cambierà di sostanza”.

La Maschio Gaspardo sta chiedendo ai lavoratori Unigreen di lavorare a Cremona. Questo per i reggiani significa uscire di casa alle 6 del mattino e tornare non prima delle 19,30, se non trovano traffico in autostrada. “Chiedere ad un genitore di stare 13/14 ore fuori casa significa sconvolgere la vita ad una famiglia. “Torneremmo a casa solo per dormire – ci dice Marcello Vita Rsu Unigreen – come si fa a pensare che non sia un modo di farci desistere e dimettere in pochi mesi?”.

Ad accentuare la preoccupazione e l’incertezza ci sono le dichiarazioni dell’amministratore delegato che ha già comunicato che anche la produzione dello stabilimento cremonese verrà a sua volta spostata in provincia. “È impossibile accettare un trasferimento sapendo già che tra poco ce ne sarà un altro che probabilmente aumenterà la distanza da casa”.

L’azienda propone una indennità di circa 150 euro netti al mese. “Ma il problema non è retributivo – dice Ciro D’Alessio della Fiom – ma il diritto ad una vita dignitosa che non si può comprare con qualche soldo in più”. Come se non bastasse la Maschio Gaspardo farebbe guidare i pulmini per le trasferte agli stessi lavoratori. “Ma nessun lavoratore si prenderà mai la responsabilità della vita di dieci colleghi guidando per oltre un’ora su autostrade trafficate e dopo una lunga giornata di lavoro”, ci ha detto un operaio che sta occupando la fabbrica di Roncocesi.

Questi elementi, secondo la Fiom, “rendono palese che la proposta aziendale è fatta per essere rifiutata o per indurre i lavoratori a dimettersi in poco tempo”.

“In questi anni molti lavoratori sono rimasti senza lavoro e hanno fatto sacrifici per sostenere le proprie aziende in crisi ma qui stiamo parlando di un’azienda che non è in crisi”, dice Simone Vecchi della Fiom. E aggiunge: “Questo stabilimento ha un buon margine operativo, ha un portafoglio ordini migliore della media di settore, ma l’azienda risponde esclusivamente alle banche e a logiche finanziarie. Lo scopo è far dimettere i lavoratori, risparmiando così il costo del lavoro per aumentare i margini che andranno alle banche”.

Lunedì in Provincia anche le istituzioni si sono impegnate a portare proposte per mantenere il lavoro a Reggio.  “I lavoratori hanno dato mandato alla Fiom di proseguire la lotta fino al raggiungimento dell’accordo – dichiara la Fiom – abbiamo la solidarietà degli stabilimenti di Morsano e Campodarsego e oggi molti lavoratori di Cremona sono persino venuti a Roncocesi, se l’azienda continuerà a fare proposte irricevibili si moltiplicheranno le nostre visite nel padovano”.